- Capitan! Rilevamenti di “Gazza ladra” son arrivati nella databank del Wyznoscafo...
- Beh ostia, lera tempo! Capo centrale, mi passi i dati allo scanner e spettrometro... Jones?
- Aye, aye sir!
- Mi identifica il segnale di “Land of tales” ... Secondo? calcolate la strada basati su quei dati per obiettivo fissato da l’Intel... Capo centrale?
- Comandi.
- Profondità 300... rotta nel 275, avanti 2 quarti.
Percorrendo il dossier da l’Intel, noto che la base della band è composta da Giacomo Oberti: Chitarra voce, Andrea Villani: basso, Stefano Beretta: batteria e cori, per il primo album. “Gazza ladra” si apre su un pezzo più che convincente; un power trio spara a vista su “Goodbye happy days” nel modo in quale Blink 182 o I Camp Lion, per dare referenze locale, lo facevano. Buono, molto buono, e diritto in faccia, bel rock energetico, questa traccia aggancia orecchio. A tal punto che sorprendo il Capo Centrale fischiettare il ritornello: “C ’e festa al lago Michigaaaaan, Good bye happy days...” Il peccato è che Jenkins che capisce tutto di traverso e che non perde mai un’occasione di star zito prosegue sullo stesso ritmo: “E sopra un garage a Garnigaaaaa, Good bye happy days...”
Tanto se continua così, lo metto agli ferri prima o poi... Altri punti notevoli dell’album un lento “Distanza gelida”. Una marchia rock “12 Giugno 1958” con il suo ritornello che invita a saltare in ritmo. “Mi sveglierò” con i suoi cori calibrati. “Piccole maschere” con i suoi versi rapidi appoggiati ad una batteria precisa, e suoi ritornelli temporeggiati. Ultima traccia “Vedi lei, solo lei, sempre lei” è un ritmo medio potente e ossessivo. Potrebbe rivolgersi ad una ragazza ma sembra parlare del trofeo “coppa del mondo di calcio”, al meno quello del 1982 se credo i commenti aggiunti verso la fine della traccia. Per farla corta un album in quale il basso rappresenta un’ossatura solida su quale si appoggia tutto, cori alti e precisi e buone composizioni, buoni vocali e chitarre incisive. Ma nonostante l’eccellente livello dei musicisti, lascia un’impressione strana, anche dopo 20 ascolti: per quasi tutti titoli non nominati qua sopra, manca fluidità. Nel senso in quale le parole non si integrano facilmente al tessuto musicale. Sembra che le parole sono state scritte prima e aggiustate per essere depositate sulla musica. Non capirmi di traverso: i tre chef son buonissimi, la cucina moderna e pulitissima, gli ingredienti scelti e genuini, gli utensili di alta qualità e maneggiati bene... ma rimangono grumelli nella pasta delle crespelle.
- Siamo su “Land of tales” Capitan... nel 350... 2 miglia. Annuncia Jones al sonar...
- Strumentazione in funzione! Cominciamo!
Leggermente sorpreso mi tolgo le cuffie collegate al decoder Audio:
- Ma... Dimmi Jones... è lo stesso gruppo?
- Credo di sì, Capitan....
- Ostia....
Già, i Bankrobbers, hanno percorsi simili ad altre band Trentine, cambi di direzione, di personale, per ottenere risultati equivalenti. Come i “Next point” per esempio, ma in senso inverso, pero: Saltare da l’Inglese a l’Italiano è stato benefico per loro come mettersi a l’inglese per i “Bankrobber”. Durante i due anni che separano queste due pubblicazioni, il gruppo accoglie Maddalena Oberti: alle tastiere e voci poi Mathias Drescig alla seconda chitarra per “The Land of tales”. Sembra che tutto è stato messo a terra e ricostruito da li.
“Pier 39” apre clamorosamente l’opus. Tastiere leggere e ripetitive per sottolineare il martellamento del ritmo, ammorbidito da percussioni vocali femminile: “Ah.... Ah ah...” Colpito in centro: Questo è un hit! Sembra anche cantato da qualcun altro, ma lo spettrometro lo conferma è veramente Giacomo al canto... Poi, ci si passa dal rock angoloso della “Gazza ladra” a della pop sofisticata alla “Deacon blue” è fatto bene in cima a questo: che colpo! Mio preferito!
Tanto siamo per viaggiare in altri tipi di atmosfere nel genere Brit pop. Mettiamo un’atmosfera “Supergrass” per “Mr Rainbow” per esempio, basta chiudere gli occhi per potere crederci. Grosso basso da capo in fondo, tastiera regolare, ritornello invitante, chitarra ritmica, batteria precisa... Ci sono tutti gli ingredienti. “I’m a better man when I’m in love with you ‘cause I have something wonderful to live for...”
Atmosfera “Echo and the Bunnyman” nelle prime misure di “Childhood” con sempre questo basso ad invadere il fronte del palco. Da questo punto mi accorgo che il gruppo ha raggiunto la fluidità che mancava al precedente album: score tutto, come acqua giù nelle tubature. Guidato dalla batteria nei versi, il ritornello decolla melodicamente per lasciar posto ad un assolo di chitarra, che tira le note al limite del loro ‘sustain’.
Colori quasi alla “Devo” per la traccia la più corta del EP “J the ripper” che score meccanicamente su un beat box e sequenze di “chip tune” che la chitarra viene disturbare, imponendo la sua ripetizione.
Ambiente “Goldfrapp” per “Tales of shaddy places” e il suo loop vocale ossessivo. Tocca a Maddalena di rubare, al canto, il centro del palco su questo cooltempo e lo fa piuttosto bene. Fischia! che traccia! Che voce dolce e sensuale, raddoppiata nel ritornello per farci sciogliere ancora di più.
Mi sa che questo EP è solo un termometro per sondare le reazioni dopo questo cambio radicale di direzione. Dal Wyznoscafo tutti pollici son alzati e questo mini album è più che convincente. La direzione imboccata è quella giusta. I bankrobber sono di ritorno.
- Segnale MOLTO vicino! Interrompe Jones; gli “Ome brothers” son diventati “Horrible snacks” con l’aggiunzione di Gioele Malorca al basso. E sfornano il loro primo album il 4 giugno...
- Abbiamo una lettura spettrometrica prima dell’uscita?
- Quasi ... devo filtrare gli dati….

Commenti
Posta un commento