Capitolo 153 Povero Diavolo album Live in Zurigo

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Andare pieno sud non ci portava nella direzione giusta… Il telex della rete flash inizia a crepitare come un mitra e il Capo centrale mi distilla il contenuto dell’ordine di missione, prima ancora di potere strappare la carta perforata dalla cesta dove si ripiega a fisarmonica:

- Credo che dobbiamo girarci verso Nord-Ovest, Capitan…. Abbiamo già fatto degli album dal vivo, prima?

- No, nessun “dal vivo” per il momento. Perché?

- Dobbiamo percorrere 160 miglia Nord-ovest, c’è un live degli “Povero Diavolo” e siamo in anticipo su l’uscita che è programmata per il 5 settembre prossimo.

- Uhuuu, una missione pre-uscita? Son ben quelle che ci piacciono di più. Rotta nel 310, avanti tutta, profondità 050! Secondo?

- Comandi!

- Li lascio il centrale il tempo del transito, chiamatemi in cabina quando le abbiamo beccati, Capo centrale richieda il dossier dei Povero Diavolo, quando la stampante ha sputato l’ultimo foglio me lo porta in cabina, Jones?

- Comandi!

- Sai cosa cercare?

- Certo, Capitan…

Colgo l’occasione di compire una missione lontano dalla portata dell’imponente vascello dall’ammiraglio Giusy Elle. Povero diavolo è un duo chitarra-batteria. Vero che con la nostra nuova propulsione siamo molto più efficienti, rapidi, silenziosi ed economici. Li soffiamo la missione sotto il naso ancora una volta. Sdraiato sul letto della mia cabina percorro i fogli del telex, mi assopisco, mi risveglio, leggo ancora un po’ prima di russare di nuovo. Avrei dovuto chiedere al Capo Centrale di farmi un bel rapporto come al solito, ma abbiamo tempo prima di arrivare a portata di strumentazione e mi va di riposare e saperne un po’ di più. La maggior parte del tempo la fisarmonica di fogli di carta mi serve di coperta, mentre scivolo senza troppo lottare nel sonno. Ma una volta sveglio, riesco a farmi un’idea del duo e del suo percorso. Michele Vigano si incarica del canto, chitarra e armonica, mentre Matteo Falchini completa la band alla batteria, cori, un dottorato a Zurigo, ricerca di locale per suonare, trovare il locale per suonare, e convincere il locale chiamato El Lokal di farli suonare. Il grazioso fonico rimane anonimo e si incarica della registrazione dell’evento. L’ultima traccia è stata registrata al Bar funivia di Trento da l’inossidabile Giulio Bazzanella. Il missaggio e master dell’album sono stati a cura di Alessandro Berti, le foto di Alessandro Paris, l’artwork di Anna Vigano. Ritroviamo sulla registrazione chiara e bene masterizzata, la quasi totalità di due EP usciti precedentemente, solo in forma digitale, razionalmente intitolati demo-ne di 5 brani rilasciato in 2013, seguito da demo due del 2015 che ne contiene 6, e che trovate su sound cloud, se cercate bene. Un unico dispiacere a guardare la lista delle canzoni proposte al pubblico svizzero; Manca “Ciccio” la mia traccia preferita: Varda che pasticcio…

Sarà il penoso suono dell’interfono a ricordarmi che non è stato cambiato tutto abbordo, è il Secondo:

- Credo che abbiamo qualcosa, Jones sta trattando la firma sonar…

- Mi cambio e arrivo. Mi faccia trovare in centrale una piscina di caffe con due zuccheri, per favore…

- Ho già chiesto a Seven Seagul, la sta preparando.

Appena seduto nella poltrona del centrale, per prendere la rileva del Secondo, Jones mi aggiorna sulla situazione, mentre mi impadronisco delle tazzone:

- Si trovano nel 320, distanza 25 miglia, velocita zero, profondità 029. Firma sona confermata; “Povero Diavolo”.

- Buono! Avanti un quarto! conservare rotta e profondità, Scanner, Doppler, spettrometro, decoder audio, cominciamo!

La “Piazza Dante”, naturalmente più rapida che sulla seconda registrazione demo, ci sembra descritta da un barbone che ci passa la sua vita e che ci racconta la gente che passa, gli innamorati, l’attività di centro cita, dimenticando le paperine sazie di pane raffermo e le risse con lama fra futuri premi Nobel, pregando le forze dell’ordine di portarlo al caldo. Il suono preso direttamente dalla tavola di missaggio invita a continuare a prestare un’orecchia attenta al resto del disco.

“Ballata di Spagna”, un folk-rock rapido come “Piazza Dante”, ha un leggero gusto autostradale e fuma di diesel. Il viaggio giovanile a basso costo si confronta ancora con la polizia e funghi velenosi. Nottiamo l’attenzione portata alla musica dal pubblico svizzero durante i passaggi calmi: ascolta e ha capito che se i musicisti disturbano la tua conversazione, vuol dire che sei nel posto sbagliato. Al meno lascia l’armonica concludere distintamente la canzone.

“Povero Diavolo” non fa delle cover di Dylan, ma propone versione italiane tradotte e adattate su partiture originali. “Pollice” originalmente “Just like Tom Thumb's blues” calla di ritmo e il suo giro ripetitivo di accordi parla di un consiglio comunale, delle tensioni locali ed eccessi di solidarietà, a chiedersi dove è veramente ambientata la storia descritta. Magari Sud-Est statunitense perché libri sulla castità, lì… si vendono…  c’è un’udienza.

Lasciamo un po’ il rock energetico della prima parte dell’album per del blues lento, grasso e tradizionale che si presenta a noi sotto forme riconoscibili.  Fra discese e vibrato al bottle neck “Treni” sembra esserci sbagliato di titolo… Il pensiero svaga; ma quando parla di treni? Dovrebbe chiamare sta canzone “merlo indiano” o ancora “Vino rosso” … Ah ah ah! La risposta si trova nell’ultimo verso, in una conclusione profonda: Il tempo non torna indietro, ma i treni, si!

Ripresa del ritmo sostenuto su “Vita di montagna” che gradisce di varie versioni in video sulla loro pagina facebook, ed evidenzia, al meno, la liberta di Matteo di non tenersi a partiture di batteria rigide ma di avventurarsi nel ritmo libero, o adattarsi alle atmosfere o locali in quale suonano. Ci si nota un altro particolare; la tentazione di Michele di orientarsi verso distillati o insegne di bar: Salute! Basta rendersi conto che, come un punto nero in mezzo al bianco, bisogna essere abbastanza sveglio per non finire su menu di chi, d’inverno, mangia solo carne.

Si va avanti con un rock alla forma ormai incisa nel subcosciente umano. Il giro di accordi fu distillato o ri-distillato da Antoine, un cantante Francese, al periodo dove seguiva le mode musicali degli anni 60. Le pietre non sono qua per costruire, ma per ferire: “Qualsiasi cosa fai, sempre pietre in faccia prenderai” un inno alla lapidazione…

Messico e nuvole” è ancora una ripresa, di Enzo Jannacci questa volta. Magari la versione di Giuliano Palma è più vicina al risultato registrato qui. Io, a prima lettura e con il mio gusto musicale esclusivamente regionale, ho avuto il riflesso Nibraforbe a chiedermi cosa hanno in particolare queste nuvole, per essere presenti in numerose canzoni. Per lo meno la forma ritmata e sollevata di questa versione diventa quasi ballante, tirata su dal ritmo della batteria, che eleva Matteo al grado di maestro.

Blues elettrico “Occhio blues” sottolinea i veri occhi blue, non dal colore della pupilla, ma dell’ematoma, risultato di una botta. “Torno a casa sbandando, coperto di fango, non mi chiedo più il perché” il ritmo è sostenuto dal tradizionale washboard grattato da ditta coperte di ditali. Descrive ancora una storia di sette e di tesi di psicologia declamate nei bar, ed eccessi di tabacco.

“Down by the riverside” è un tradizionale negro-spiritual scritto da un anonimo(i) durante la guerra civile Americana, circa nel 1860, questa canzone ritmata è solo sostenuta dalla casa grande e un tamburino mezza luna.

“Powderfinger” è ancora una ripresa, di Neil Young questa volta, su trascrizione di Francesco de Gregory e sono impaziente di sentire composizioni originali, perché il duo è capace di sfornare composizioni di qualità.

“Lei sta bene anche cosi” è il primo lento dell’album, una canzone calma di Dylan originalmente “She belongs to me” che parla di una donna d’eccezione che non inciampa mai, perché possiede quasi poteri soprannaturali…

Niente panico; “Ciccio” fa finalmente parte della scaletta, ma ne hanno cambiato il titolo: “Blues nostalgico sotterraneo” più vicino al titolo originale “Subterranean homesick blues” ancora una canzone di Bob Dylan. Michele ha mancato di fiato su certi passaggi difficili; non dimentichiamo che il live si fa senza rette e che Michele suona l’armonica in cima a questo. Comunque vi rimane la versione del EP demo due che è la migliore versione. La mia traccia preferita sia sull’album che sulla demo due.

“Benzina” è la prova che la nostra società è incatenata ad un veleno reso necessario al nostro movimento: costa sempre più di prima e cosi sempre sarà. Niente da temere, alla fine dell’era petrolifera, il capitalismo inventerà una altra necessita…. Magari c’è l’hai già pronta in tasca. La canzone è corta ma efficace e va al punto, con stile e classe.

Ultimo pezzo registrato a Trento al bar funivia “Bluesaccio” è la versione molto più rapida di “Blues” che si trova anche sulla “Demo due”. Dal tempo lento e appiccicoso della versione studio, la canzone prende un colpo di amfetamine e passa da 5.30 a 3.50 nella versione funivia, e si siede molto più confortevolmente su questo ritmo, anche se la versione originale veicola altre sensazioni.

Credo che le riprese e le interpretazioni, nonostante il grosso lavoro di riarrangiamento, sono necessarie per girare i locali e potere guadagnare due soldi. Spero soprattutto che le composizioni fate in casa si impileranno presto nella scaletta del duo, abbastanza da tirare fuori un EP o un album completo. Perché la capacita di suonare chitarra e cantare si trova ad un livello alto, il duo è bene stabilito com’è, e la voglia di comporre può essere semplicemente spinta dalla soddisfazione di sentire il risultato su un’udienza. Per me il piacere di sentire “Ciccio” e la sua valanga di parole con senso profondo; “laurea magistrale, poi catena di montaggio” o con la fantasia snodata di quello che predica il meteo quattro, è la prova che la voglia di essere originale esiste. Non è questione di passare professionale o rimanere nel underground scuro, è questione di lasciare una traccia profonda nel suo vicinato o nella gente che incroci. Fare qualcosa che rimane, qualcosa di bello e che rimane…

- Dai! Torniamo alla base… Rotta nel 130, profondità 050, avanti due quarti, c’è un po’ di strada da fare ma non abbiamo fretta. Torniamo a passo di senatore, dai!

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