Capitolo 151 Anansi EP Volevo fare l’astronauta

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[…] seguito recensione Herr

Rispondiamo, dalla torre, al saluto della mano dei due ingeneri dell’Arsenale e del capo cantiere, mentre ci allontaniamo. Poveri, sono rimasti intrappolati nel Wyznoscafo per tre resi conto di missione. Abbiamo caricato il fresco in poco tempo e l’equipaggio si è stropicciato le gambe allungo la piattaforma o ha fumato un po’ più lontano dal sommergibile. Appena tornati dall’immersione test per certificare il buon funzionamento della propulsione magnetoidrodinamica e dei progressi tecnologici della nostra strumentazione, che siamo già richiamati dalle profondità. Siamo di nuovo in mare, con un ordine di missione, rimesso in mano propria da un ufficiale della base, appena ancorati sulla piattaforma. E di nuovi immersi, siamo a caccia di un artista di quale siamo a conoscenza da l’inizio delle nostre missioni, ma che si è sempre tenuto allontanato dal faccio del nostro sonar: Anansi.

- Capo centrale è da quando che siamo a conoscenza del dossier su Anansi?

- Dalla nostra prima missione nel 2014… Anansi nella cultura AKAN significa ragno, identificato con saggezza e conoscenza. Stefano Banno all’età di 9 anni, impara a suonare chitarra, poi il basso e progressivamente percussioni e a 13 anni scrive la sua prima canzone "No Racism". Nel 2006 si trasferisce in Irlanda, dove scopre nuovi aspetti della sua musica. Ha ancora 17 anni mentre frequenta l'ultimo anno di scuola superiore e suona in un pub di Carlow per guadagnarsi qualche soldo, fingendo di essere maggiorenne e sperando che nessuno gli chieda mai la carta d'identità. Da lì scaviamo nella sua carriera fino al primo single “Still” del 2009 che gira ancora sul tubo, poi ”Il sole dentro me” e la sua apparizione a San Remo. Il suo taglio di dreadlocks è apparso sulla pagina del Capitan in 2014 con il sottotitolo: “automutilazione 2” perché il “automutilazione 1” era “Tex” il video di Felix Lalù in quale si tagliava la treccia della barba. Da lì; ciao reggae limitativo (?) Stefano preferisce il blues o la compagnia di Alice Righi al rifugio Bindesi per Balcony TV. Ovviamente si è fatto notare sul disco dei Joy Holler con un remix da gara della canzone “Live inside dreams” scritta dal fratellino Simone. Da allora scrive, compone e registra per sé. Su questo EP Stefano ha suonato, programmato e cantato tutto lui. Per lo meno si circonda di vari artisti come suo fratello Simone Bannò che aggiunge cori su “Mamma e Anna”. Cveta Majtanovic che fa cori su “La gente” e “Countryboy”. Il già super schedato Luca Olzer suona l’organo Hammond su “Countryboy”. Poi l’EP è stato mixato da Mauro Iseppi all’Old Country Studio di Ravina (TN) e masterizzato da Maurizio Biancani alla Fonoprint di Bologna. Il video di “Mamma e Anna” è di Joe Barba. Ci appare Valentina Sega e Noah. Piero Fiabane si incarica della promozione di questo nuovo lavoro. Tutto li.

- E ora siamo a caccia di un EP di quattro tracce che certifica il suo sogno di entrare a l’European Space Agency per orbitare sopra le nostre teste. Ah ah ah! che situazione! Jones, niente di nuovo?

- Niente ancora Capitan.

Io trovo un po’ strano questo cambio sul mercato musicale… adesso va più l’EP. Come confermato dalle pubblicazioni di Reversibile, Bob and the Apple e l’annotazione “parte 1” presente su la copertina sembra suggerire che ci sarà una parte 2. Economicamente siamo li. Negli anni 70, 80 o 90 tutti avevano ancora un budget, anche nelle famiglie più modeste, per la cultura o il divertimento. Un cinema ogni tanto, il disco dell’artista preferito, un fumetto o un settimanale di fumetti. Al giorno della depravazione bancaria e della restrizione economica, il sacrificio si fa sui piaceri e divertimenti, e le spese si concentrano sull’essenziale, mentre una selezionata parte della popolazione, non sa neanche più cosa fare di suoi soldi. Comunque, nonostante la suggestione di un episodio successivo, la situazione rimane la stessa: dopo la prima uscita, bisogna preparare la buona riuscita della seconda parte. Il risultato finale? Un album a rate…. e di questo sono un po’ triste. Economicamente comprare musica diventa una possibilità a quale una grossa parte della popolazione non ha più accesso. Più di 9 milioni di francesi che LAVORANO sono sotto la soglia della povertà in 2020, 19 milioni in Germania, in Italia una persona su 4… Comunque siamo li.

- Segnale! Nel 090, rotta nel 179, distanza 21 miglia, velocita 10 nodi, profondità 030, distanza minima 17 miglia nel 135.

- Grazie Jones! Capo, Jenkins, mettiamo tutto in moto, cominciamo.

Modo strano di iniziare questo EP nella calma e la semplicità di “Tutto OK”; il brano comporta due elementi, una voce vicina e intima che si appoggia su un semplice ukulele, alle battute snudate e meccaniche. Orchestrazione inesistente, la canzone ci appare nella sua più basilare forma. Un cassetto di comodino sembra ricevere gli elementi del viavai della vita di Stefano. Da svuota tasca a cassaforte dei segreti, il ripostiglio ed essenziale. Solo il sospiro finale ci indica che in fondo le cose potrebbero andare meglio e che in somma il tutto ok è comunamente accertato più che del necessario e che certe volte si potrebbe anche fare senza. La canzone è un Carpe diem letto ad alta voce.

“La gente” descrive un gruppo di giovani provenienti di una classe sociale confortevole, come quelli che esistono un po’ ovunque e che vivono spensieratamente, quasi preoccupati dalla crisi. Al meno l’osservano un po’ dall’alto, poco disturbati da suoi effetti economici nella loro vita odierna. Batteria, basso, tastiere, chitarra ritmica, abbiamo tutto Stefano nella capacita di suonare tutti strumenti. Apprezziamo i cori a strati di Cveta Majtanovic che riempie spessore dopo spessore il contorno dei ritornelli. C’è un assolo di chitarra un po’ scucito che ci prepara al finale della canzone rappresentato da un ultimo ritornello, consolidato dalle sue distintive rime conclusive. “Non abbiamo più nemici, ma nemmeno tanti amici”. Storia di descrivere il loro livello di aggregazione sociale.

Traccia faro del EP e promosso da un altro video di Joe Barba “Mamma e Anna” tratta dell’apparizione dichiarate di copie di stesso sesso. Il mondo è in progresso su certi soggetti, ma isolotti di resistenza esistono intorno a noi. Specialmente quando bambini, presi come ovvie scuse e soggetti di preoccupazioni, sono di mezzo e la normalità civile si preoccupa della loro educazione o anche se, immersi in questo tipo di cerchio famigliare, diventeranno omosessuali al loro turno. Niente inquietudini gente, l’omosessualità è come la santità: non è ereditaria. In tanto ci sono fiati presenti per sollevare i versi e un trombone, che esplora con talento, i bassi della sua partitura.

Traccia interessante “Country boy” sorprende dal suo ritmo da tartaruga col freno a mano. Il soggetto tratta del contrasto fra la vita cittadina, la pace contemplativa della vita di campagna e la difficolta di adattarsi da l’una a l’altra. Luca Olzer sfodera il suo leggendario Hammond per tingere l’atmosfera generale, punteggiare lo spazio fra versi o sollevarne altri. Nottiamo la breve presenza da una slide-guitar nel secondo verso, sicuramente suonata da Stefano. Ancora una bella presenza di Cveta Majtanovic agli cori che rialza sia ritornelli che il finale, di suoi interventi.

Ci sono solo 4 canzoni in questo EP e mi sto chiedendo di quale pasta sarà fatta la parte 2 del prossimo mini album, magari ci troveremo una traccia spaziale per incollare alla copertina esplorativa. Comunque Anansi torna sul davanti del palco e lasciamo un gavitello di fondo su questa posizione, casomai la parte due arriva prima della fine dell’anno… se no… saremo ancora in giro nel 2021, ma sfortunatamente non c’è più modo di “toccar legno” abbordo il Wyznoscafo per certificarlo.

- Secondo… Andiamo pieno Est per 20 miglia e passiamo la zona al sonar, storia di annusare qualche presenza, mentre siamo silenziosi…

- Aye, aye sir!  Rotta nel 090.

- (Rotta nel 090…)

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