Capitolo 155 The Degradz collezione You tube

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[…] seguito recensione The Virgin

- Capitan?

Quel tono interrogativo nella voce di Jones non è tanto abituale… Giro la poltrona del centrale verso il ripostiglio sonar e mi sporgo al indietro, spingendomi sullo schienale della sedia, cercando di vederlo un po’ meglio.

- Che c’è?

- Ho notato tutta una serie di piccolissimi puntini sparsi nel tempo, ma presenti nella stessa zona. E ho notato una firma sonar comune fra di loro. Poi ho guardato più accuratamente, eravamo ancora con il selettore su “tubo” dopo la raccolta di dati video su the Virgin. Poi la cosa molto strana è che l’ammiraglio Giusy Elle sembra essere passata su questo caso.

- Ustia! occhio a non farmi impazzire il vascello ammiraglio… distanza?

- Quaranta miglia, pieno Nord, profondità 050, non sembrano muoversi.

- Nen da vedere da più vicino… rotta nel 00, avanti 2 quarti, profondità 050. Capo Centrale mi faccia un rapporto sulla nostra scoperta a l’Intel e una richiesta di dati.

Il tempo di percorrere la meta della distanza siamo con un segnale molto più chiaro. Jones accurato nelle sue ricerche interrompe il silenzio del tragitto:

- The Degradz, Capitan, non schedati. Firma sonar registrata.

- Rallentiamo! Avanti 1 quarto, strumentazione in funzione. Capo Centrale cosa mi racconta di bello?

- Allora, la band è di Mori sulla destra Adige; un duo composto da Dang (Fabrizio d'Angella) e Mik (Mikael Alfarè Lovo) che facevano parte di Millestorie una band oramai sciolta. Hanno tutti due un progetto personale; Dang attualmente canta con Gli Amici di Mitch e Mik, ha un progetto solista strumentale di nome “I Am Elk” che abbiamo in archivio. Nel duo Dang canta e Mik suona chitarra e basso, la batteria e synth sono fatti con il computer. Mik interviene anche con dei cori da sballo. Tutto viene registrato a casa con un portatile e una scheda audio. Le composizioni sono nel registro semplicità e sull’immediatezza: pochi assoli, testi brevi, strutture scarne e non troppo elaborate. Fanno un immaginario indie punk lo-fi, votato al “do it yourself” secondo la loro Biografia.

Ad ascoltare The Degradz scoprendoli per caso, la prima reazione potrebbe essere di dargli poca considerazione. Il contenuto sembra adolescente, al meno nei testi, nelle atmosfere e ambienti descritti. L’aspetto delle composizioni bozze potrebbe ripelare il consumatore di musica di supermercato. Una reazione che posso pienamente capire visto che è stata la mia, quando Joy Division mi sono apparsi, o anche da non capire come mai “Suicide” (Alan Vega, Martin Rev) avevano trovato un produttore, o ancora più vicino a noi, come mai i Pop_X stavano rivoluzionando la musica Italiana. Posso capire chi guarda altrove al primo ascolto. Io pero, ci ho sentito qualcosa e scavando più profondamente nei dati, ci ho trovato sostanza. Qui si trova la frontiera fra la musica che i grandi media provano di farci ingoiare a tutti costi… e la musica profonda, anche fatta con pochi mezzi, ma che in fondo rimane, perché non interessa il promotore dell’usa e getta. Guardare solo i dati del Decoder audio non bastava, ma la sovrapposizione dei dati dello scanner, doppler e spettrometro rivelano ben altro… Spessore c’è: melodie scombussolanti e armonie gradevoli appariscono nelle tracce registrate alla moda “Cake”. Dopo una ventina di ascolti ci ritrovo un po’ di “Day one”. Con delle armonie come quelle dei “Death By pleasure”. Non c’è un album, per sé, ma 12 tracce sparse sul loro profilo you tube nell’arco dell’anno 2017/2018 e si dividono fra una serie di cinque tracce “acustiche” e sette tracce “elettriche” … sono incluse due cover. Una di Bugo, una dei Fugazzi. Consiglierei al duo di depositare le tracce su Bandcamp casomai la messa in luce di questo lavoro facesse abbastanza curiosi…

Agosto 2017 ci porta “Gli ossi di seppia li diamo ai cani” una traccia semplicissima, che dopo numerosi ascolti, dà la linea direttiva generale delle atmosfere, in quale le canzoni sono state scritte. Notiamo un tremolo sulla voce principale, effetto che ritroveremo un po’ più lontano nella collezione.

Gennaio 2018 “Corpo di vetro” riprende la ricetta degli ossi di seppia, e si appoggia sul pianto di una tastiera, creando belle melodie. Il pezzo si trova sollevato da una bella cadenza nel suo ritornello:Mi trasformo in un corpo di vetro, di creta, di nervi, di sogni, di vuoto, di creta, di nervi, di sogni, di vetro”

Ancora Gennaio 2018 “Rischi con il fifty” sembra essere la prima canzone scritta dal duo, dopo avere assistito alla caduta in motorino di un adolescente, durante una sagra di paese. La voglia di orientare testi scritti intorno ad un anonimo adolescente, diventa l’asse di inspirazioni per i testi. Lo dicono loro stessi: “Inizialmente l’idea di base era scrivere delle tracce che avessero come protagonista un fantomatico adolescente, che usasse l’amore/passione per il suo motorino come via di fuga dalla noia e dalla ripetitività della vita provinciale. Da qui l’idea di utilizzare un casco come logo della band.” Finché dura, va bene!

La tripletta di Gennaio 2018 si conclude su “Torce”, un lento melodico che segue una chitarra inspirata e un violino da scatola. Un lamento per una notte “in qui non ci sei” …

La serie acustica si conclude con una cover di Bugo “Sabato mattina”, del Febbraio 2018, Bugo è un altro gruppo al suono grezzo, registrazioni artigianali, ma combinazioni intuitive magiche. Qui il ciclo di canzoni creati intorno ad una chitarra si conclude, anche se ritroveremo lo strumento ovunque. La vera differenza è che da ora in poi, ci sarà un ritmo generato da un programma.

Marzo 2018 apre la serie “elettrica” in quale le base elettroniche sono figura di prua, con il ballante “Tutto va bene (anche se tutto va male)” con il suo basso programmato e il suo ritmo alla “Indochine”. Mi ricorda gli 80’s in Francia. “Indosso maschere per vivere meglio, ingoio pillole per rimanere sveglio…” la chitarra nervosa inchioda il finale da sola.

Al costo di farmi lapidare in piazza pubblica, io ci metto del magnifico su questa: “Non vedo mai la fine”. Arriva in Aprile 2018 ed è una bella traccia completa e strumentata con basso, chitarra, base registrate, cori al tremolo, armonie precise, che tracina dei piedi in un ritmo trap lento. Bella chitarra nei passaggi fra versi, accompagnata di tremolo di tastiera. Bellissimi cori saturati. Bellissimi cori spinti in alto alla partitura sul finale che rende questo pezzo ipnotico. Monumentale. Bellissimo.

Maggio 2018 “Tutorial per Band emergenti che vogliono sfondare nel mondo del Web  parte con un ritmo alla “Firestarter” è un canto vicino a Rap ma dei quelli buoni. E solo un passa tempo  segui la corrente… riconosco il tono delle voci accelerate come lo fa Perotin Gardumi, magari le avrà prodotte lui... Non vorrei esagerare guarda, ma me lo sento questa volta facciamo il botto, sfondiamo il tetto delle 30 visualizzazioni. Che dici?” Mitici…

 You don’t mind” arriva in Giugno 2018 su un ritmo trascinante e chitarra che fa maglia con il basso, bella composizione. Belli vocali di Mik che si distingue in questo ruolo assieme a suonare gli strumenti. Il finale si arruffa quadruplicandone la cadenza. 

Agosto 2018 “Improvvise epifanie mattutine sull'asfalto rovente di luglio (Gardesana experience)” Occidentale… Speriamo che si parla della occidentale, la mia preferita. Farla in motorino di mattino può dare queste sensazioni. L’avventura adolescente ritorna, l’avventura alle porte di casa domani il mondo… Fa sognare… l’indipendenza giovanile cresce. Bella chitarra nervosa dopo il primo verso increspata di interferenze elettroniche ed è un piacere ritrovarla nel finale.

Settembre 2018: “Ragazzo alieno” e il suo ritmo alla Nintendo sa arruffarsi di chitarre mordenti, tutti artigli fuori per incollare alla voce saturata del finale.

Novembre 2018 “I’m so tired” cover dei Fugazzi ee una ballata adolescente cantata con una voce forzata per incollare al meglio alla partitura originale.

“The Degradz” hanno saputo creare degli spazi immensi con il poco che gestiscono, poco importa la quantità di strumenti a disposizione qui si guarda solo composizione e arrangiamenti. Qualcosa di naturalmente notevole.

- Escono dal tubo Capitan! annuncia Jones l’orecchia incollata al suo super impianto stereo…

- E dove vanno?

- Bandcamp credo… possibile altro, ma bandcamp magari.

- Sì, nella sezione “Name your price” … Speren che quei che scaricheranno l’album le sputan un euro o due, che dara la voglia al duo di apparire in pubblico da qualche banda...

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