Capitolo 26 Silvia Caracristi album Orbita.

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Non si può mai sapere esattamente di che cosa saranno fate le missioni. Usciamo da una lunghissima e continua immersione per coprire l'ultimo Zeroids, la discografia completa degli Tryaxis, per rimanere, a poche miglia nautiche della base Nibraforbe, sulla discografia completa di Maria Devigili. Siamo tornati alla base dopo due mesi sott'acqua e, come promesso, ho portato tutto l'equipaggio del Wyznoscafo a l'aperitivo e cena, e la mia carta di credito ne ha sofferto un po’.  La cosa buona è che adesso una volta bene regalati, l'atmosfera a bordo si è rilassata un bel po’: anche Jenkins e le sue sopracciglia cicatrizzate (vedere recensione Guanabana/Rebel Rootz) ha ripreso confidenza. Sono tutti belli rosi di ossigeno fresco dopo l'immersione cortissima nel porto stesso, ad ascoltare Switch radio.it, e a riposare tranquilli sul fondo del porto.

L'Intel propone un giro della musica femminile e dopo la chiusura del dossier su Maria Devigili abbiamo imbottito la banca dati del Wyznoscafo degli album di Adele Pardi, Kitchen Machine, Laura Galetti (degli Stargazers), Elisa Pisetta dei Cherry Lips e Silvia Caracristi.  E puramente la musica Trentina che mi porta su questi mari calmi a superficie d'olio. Normalmente non cerco di interessarmi troppo alla canzone classica e/o femminile. Penso che siamo anche numerosi in questo caso, ma non faccio neanche fatica a calzare le cuffie e badare agli miei lavori mentre un album gira in cerchio chiuso per varie ore. Detto questo, mi sento anche nel dovere di esplorare l'altro tipo di musica che non ascolto solitamente, a sapere tutti Leathermask, M.O.R.T.H., Congegno e urlatori di oltre tomba, a misura di parità...

"Orbita " mi arriva via posta in CD e ricordo la scoperta di questa artista nel "Video della settimana" di Switch radio.it nel corso del 2014:

"Medaglia d'oro" è un bel video fatto in casa o piuttosto in camper, per vederla mettere la mano al basso, chitarra, tastiere, Glockenspiel, fisarmonica. Poi scrollando su You tube la vedo fare un passaggio a "The Voice" ma Io richiudo senza volere sapere e neanche a cercare di sapere come e andata a finire. Lei colpisce subito con la sua solidità musicale, la sua capienza a scrivere, la sua semplicità, e la sua voce alla Dona Lewis: fragile, ma precisa e incisiva.

"Lotterie" prende posizione tranquillamente in memoria al minuto e 10 secondi quando i cori, fatti da Silvia, strato dopo strato, spessore dopo spessore, creano un fondale di tessitura quasi strumentale, per far planare tutta la canzone fino al silenzio finale. Il contenuto del ritornello risorge in mente: "Vado piano e un po’ a caso, ma inesorabilmente vado avanti". Cinque anni di registrazione a casa propria, ne possono testimoniare: al meno "Orbita" a qualcosa in comune con "Temo solo la malattia" di Vetrozero: la lunghezza della gestazione. Acustico e semplice sono anche aggettivi che corrispondono alla canzone ma anche a tutto l'album. L'essenza stessa di "Orbita" è annunciata qui, e il resto dell’opera non può smentire.

"Dissordinata" inizia progressivamente intorno ad un organo e battute di mani, poi la sua tastiera invita quasi a muoversi sul ritmo quando un basso, discreto ad ogni misura, e le percussioni entrano in pista. C’è una sequenza metallica o un vibrafono suonato molto precisamente che punteggia con tempismo il brano. La canzone si conclude in vari stratti di cori.

"Medaglia d'oro" ormai famigliare, campa la certezza che queste tre canzoni possono rappresentare l'album al posto di single. Rimane solo il gratta testa de l'imbarazzo della scelta.

Poi su quel lancio, e con gli stessi ingredienti, l'album score: "Casalinga" descrive il ritmo di vita della dona di sempre, con "movimenti scanditi dalla lavatrice, aspira polvere" e occasionalmente chitarra. Occhio, che lo spreco di tempo è vietato, ma perderlo invita a vivere!

"Pezzi di cielo" scende ancora di un gradino nella semplicità, nonostante la presenza di percussioni, basso, chitarra e tastiere, gli strumenti si tengono un po’ al largo, nella penombra per evidenziare la voce di Silvia e il testo che descrive l’intensità della sua passione.

Poi l'album giunge la calma quasi uniforme di una passeggiata di lungo Adige, punteggiato del cristallo del Glockenspiel, lo sguardo segue il corso dell’acqua, su "Pagine vuote" introdotto da un ukulele e di una voce nuda, nel suo primo verso. La canzone prende rilievo con l’andare, la strumentazione e i cori decorano i versi, senza invadere il fronte scena.

Non si può assolutamente dare un calcio in un mucchio di foglie perché lei canta "Ulisse" che convince dal suo testo elaborato, pieno di immagini forte. “Le sue parole si frantumano fra le sue labbra rimbalzano fra i polmoni e la testa, si trasformano in pietre troppo pesanti per essere lanciate” Mi scusi signora, ma lei, dove va a cercare tutte queste cose????

In questa passeggiata lungo Adige non si può correre avanti e indietro perché "Riderai" invita al calmo, e che il canticchio del ritornello suggerisce una respirazione profonda, un’introspezione. La voce raddoppiata di Silvia solleva i passaggi importanti.

Non si può neanche gettare sassolini nelle onde, che seguono le ondulazioni del fondo, spinte dalla corrente, perché "L'amore Brucia l'amore" e il suo ritmo sostenuto dal cristallo di un Glockenspiel potrebbe essere disturbato. La strumentazione si gonfia e lascia la sua impronta meccanica nel testo fino alla sfumatura finale.

Non ci sono chitarre su "Canzone stupida" solo due stratti di organo, una voce e la finestra aperta su i grilli di una notte d’estate, storia di dare una profondità spaziale alla registrazione. Poi il calmo contemplativo dedicato solo a l’ascolto della musica e delle parole della canzone. Poi questa voce incredibile che sa anche insistere sugli accenti e determinare sia presenza che determinazione.

È sconsigliato il chiasso infantile perché la contemplazione è il solo contorno consentito per accompagnare "Penelope" uno dei rari brani ad incorporare una batteria allungo il suo cammino. L’oramai tradizionale Glockenspiel ci scorta, un basso profondo esplora tutto il suo manico.

E quasi sera, la passeggiata arriva alla sua conclusione. Finalmente lo sguardo, che si perde nella foschia di un lontano fondo valle è l'inevitabile atteggiamento che corrisponde alla nudità strumentale di "Candida". Poi, immobile lasciare scorrere una quantità indefinita di silenzio prima di rendersi conto, che è tempo di premere stop e di tornare alla sua vita...

Dalla poltrona del centrale operativo sussurro a l'orecchio del Secondo l'ordine della prossima missione:

- "Adele Pardi"...

Lui, si inchina silenziosamente verso l'operatore del timone, mentre il Wyznoscafo cambia rotta e profondità.

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