Capitolo 86 Bob and the Apple EP Wanderlust I

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[…] Seguito recensione Granfranco Baffato.

Dalla mia scrivania sento l’inchiodata distante della macchina nera, un più giù per la strada, poi il rumore distintivo della retro marcia in sovra regime, che si sta avvicinando. Tanto il rapporto su Granfranco Baffato è qua, lo prendo ed esco, apro il cancello e sento il motore calare di giri mentre si avvicina a me, di nuovo in vestaglia e pantofole sul marcia piede. Il finestrino è già abbassato e la macchina nera si ferma, mentre una mano nervosa mi strappa le tre foglie A4 dalle mani. Come per farmi i dispetti, il passeggiero, ormai acidamente scherzoso, mi lascia:

- Tanto “Bob and the Apple” hanno tirato fuori un EP due giorni fa. Buona sera.

Il finestrino risale, la macchina nera riparte a chiodo, mentre rimango avvolto nella nuvola di polvere che ha sollevato.

- Arghh! Mi penso. Bob and the Apple… Ostrega! Son senza il capo centrale, il secondo, né Jones, né quei due ultimi dell’Intel perché me le sono semplicemente messi addosso.… Hmm…

Mi ricordo un post della pagina facebook di “Bob and the Apple” in novembre o dicembre 2012 che annunciava un album per la primavera 2013… Io ho aspettato, poi poche notizie, per anni. Hanno comunque aperto per concerti di Tre Allegri Ragazzi Morti, I Ministri, Il Teatro degli Orrori. Foto sul tetto del “Ecole Normale” rue Gay Lussac a Parigi (2016) Foto in studio a Londra (2017), ed io a chiedere: Ma l’album, quando arriva? Pochi concerti o magari il famoso “Tremplin la Sorbonne” (2017). Attività filigrana. Giro i tacchi per piantarmi davanti al computer. È vero… E qua: “Wanderlust” … Scarico… Devo scavare da solo.

Capisco meglio; la band ha seguito le opportunità di vita di ogni uno dei suoi membri, che si trovano adesso sparsi fra Trento, Parigi, Londra e Berlino. La vita continua, il gruppo pero rimane. Senza contare che può far superfigo nelle conversazioni, per impressionare le tipe: “Beh, il nostro bassista vive a Berlino ormai… Il cantante è a Parigi…” Esattamente come quando, al Bar, provavo di attaccare bottone con quella biondina dicendo:” Beh sai, noi… uomini d’affari internazionali, è un giorno a Rio, un altro a De Janeiro… Non te ghai mai tempo de veder gnent…” Normalmente funziona… Stranamente, la tipa non era mai tornata dal bagno…

A loro conviene visibilmente, non è pratico, ma la formazione prova la sua consistenza: Nonostante i chilometri che lì separano il gruppo è compatto. Ci deve essere qualcosa di grosso in pentola. Faccio una piscina di caffe; la notte sarà lunga: Niente cambi di line up: ritroviamo Giacomo Gilmozzi alla chitarra, canto e tastiere, Leonardo Lanzinger cori, basso e tastiere, Matteo Tomaselli Chitarra e tastiere quando non suona con i “Light Whales”, Bruno Lanzinger batteria, percussioni e cori. L’album è stato registrato e missato da Ricky Damian, Masterizzato da Giovanni Versari per La Maestà Mastering . Le fotografie sono di June Juno, e ritroviamo uno super schedato, nella persona di Matteo Campostrini, cantante e chitarrista dei Zeroids al design e la messa in paginadel EP.

Pero, già al primo ascolto la reazione è unanime da un lato del Trentino a l’altro: “Woa! Fermi tutti, fermo immagine, che nessuno si muove! Che produzione! Che prodotto luminoso, preciso, pesato, pensato, lavorato, e lucido!” L’ultima volta che sono stato ribaltato cosi è stato per “Rei” dei EXERCOMA… Poi sono solo 4 tracce… c’è anche la promessa di vederne 4 altre per l’autunno ma in uno stile più elettronico e tastiere… pero in regione non c’è niente di comparabile, niente di questo livello. Ascolti e le braccia ti cadono: non è possibile. Hanno passato il muro del suono, si sono messi in orbita. Se vuoi un paragone di stile, o di qualità di orchestrazione, Richard Ashcroft è il più vicino a questo livello di rifiniture. Allora facciamo sul serio:

“Wanderlust” inizia questo EP incredibile. Giacomo ci offre una voce più posata, meno angolosa che su “Rouge Squadron”. Poi, al capitolo “vocali” ci sono tutti trucchi del mestiere: Cambio di effetti sul canto principale, raddoppiamento del canto in sotto fondo, con un vocoder al gusto di organo Hammond, cori sfusi e filtrati. C’è un’atmosfera alla Sergent Pepper su queste 4 tracce, da non crederci. Le chitarre sono depositate con giustezza, il basso è discreto ma essenziale, le tastiere eteree. Poi, “chapeau bas” al batterista che deposita la giusta dose di solidità strutturale, dalla sola partitura nelle sue apparizioni sul pezzo. Arte. Scrittura architetturale, produzione monumentale, esecuzione fenomenale. Devo prosternarmi. Mi inchino… Offro la mia spada. Giuro vassallaggio. Ed è solo la prima traccia.

Guardiamo da molto più vicino… Ricky Damian… è il mago che ha messo le mani in pasta per sfornare questo miracolo. Ha raccolto un Grammy per un mixaggio di Mark Ronson, lo vediamo in foto con Nile Rodgers, Simon LeBon, Nick Rhodes, John Taylor, e la totalità dei Duran Duran ed è anche lui in foto sul tetto del “Ecole Normale” a Parigi con la Band. Ci sono combinazioni vincenti. Del resto il tallente del fonico serve a ben poco se il materiale su di quale lavora è povero. Stacco il telefono e metto le cuffie; mi riascolto “Rouge Squadron” da cima a fondo, poi una decina di volte di seguito, con “Wanderlust”. Confermo. Tutto questo risultato stupendo prende le sue base già nella SCRITTURA. E l’album e l’EP hanno un punto comune: sono scritti più che bene…

Suoni di chitarre rovesciate sono il tappetto rosso, spesso e morbido, che porta a “Desolina III” una canzone punteggiata intelligentemente dagli cori nei suoi versi. Il ritmo prende forma verso il 38 imo secondo e ci guida allegramente verso il magnifico ritornello cantato in coro da le tre voci: Talk about the man I'll be, please take care of the child you see, don't you know, I barely fit the skin, the skin I'm in…” la costruzione di questo ritornello ti tira un gradino su. Poi stranamente c’è l’assolo di sassofono lo più scucito della storia della pop, roba da record. Ma che stranamente, ci sta.

“Big sky” comincia come un classico folk alla chitarra e il bello ed osservare tutte le aggiunzioni, dare piano spessore al pezzo, rimanendo discretamente in sottofondo, senza mai prendere il sopravento. A cominciare dal coro che sembra uscire da un organo Hammond. Chitarra elettrica a lungo sustain, basso, tastiere suoni archi, sanno rimanere dietro le quinte. It's a bummer, 'Cause the summer, 'Can turn to rain. Bellissimo.

“Instant Lover” ha un odore di Lennon periodo Yoko. Cosi, su per aria. Nelle chitarre, nella cadenza della voce, è come pepe… non può quantificare quanto ce n’è… ma senti se ce n’è. E una canzone calma condotta da una chitarra elettrica in presa diretta, avvolta di cori eteri. Ancora una volta Bruno si distingua alla batteria dalla sua giustezza di suoi interventi, dei suoi cambi di ritmo. Ci sono tastiere leggere che passano davanti una tenda di cori sfusi, il tutto è calibrato al mezzo grammo. La traccia è monumentale. Chiudiamo l’EP.

Non dimentichiamo che questa uscita annuncia un’altra per l’autunno… non è un teaser, ma un lavoro in due parti. Secondo me, non hanno lasciato niente a caso. Il prossimo EP sarà aspettatissimo. Il sole spunta, sono rimasto sveglio tutta la notte. Devo tenere miei collaboratori al corrente di questi rapporti fatti da solo e senza l’equipaggio, su “Granfranco Baffato” e “Bob and the Apple” e dirigerli verso l’archivio del sottomarino per future referenze:

un email per secondo@wyznoscafo.tn

Copia per capocentrale@wyznoscafo.tn , jonessonar@wyznoscafo.tn

Potrà anche andare bene così.

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