Capitolo 62 Magic Cigarettes album Cooked up special

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(seguito recensione Humus)

- Segnale! Capitan! E la firma sonar dei “Magic cigarettes” annuncia Jones.

- Ancora? Chiedo ingenuo...

- Ehrmmm... No capitan, lei deve far confusione con i “Loyal wankers” e “Swamp” una missione che abbiamo coperto ultimamente... (capitolo 53)

- Eeeeeh! Si... Hai ragione, Jones... deve essere per la presenza di Marcello nelle due band.

- Avevo intuito Capitan...

- Capo centrale? E il loro file già pronto, li sulla tavola delle carte?

- Aye aye sir...

- Siamo de drio a sta gente da un pezzot, eh? Capo... lì dico, guardando lo spessore del dossier.

Quindi siamo alla quarta pubblicazione del combo di Rovereto: EP Demo del 2014, un LP “Magic cigarettes” del 2015, nascita di una bimba nel 2016 di quale abbiamo avuto recensione dalle produzioni fecale direttamente dal padre su facebook e finalmente “Cooked up special” del 2017. Il nostro rilevamento. Quattro.

Sorvolando le produzioni precedenti per referenze, ritroviamo gli ingredienti principali del gruppo: le chitarre, quasi prive di effetti troppo invasivi, un basso costante ma per lo meno leggermente arretrato, un batterista preciso e in fine, il modo di condire i vocali. Ritroviamo l’ormai classica voce “telefonata” e condita di eco, e ciò si rivela durante il primo pezzo, specialmente quando gli “wu!” finali rivelano la tonnellata di riverberazione aggiunti alla voce. Al meno, incolla alla perfezione con l’atmosfera psichedelica sprigionata da l’album.

Sembra fare un salto nel tempo ascoltando questo “Don’t blame yourself” e il resto dell’album. Siamo poi di fronte alla band di referenza “Garage” qui in Trentino. Per descrivere l’atmosfera dell’album mettiamo che le “cigarettes” potrebbero scrivere la colonna sonora del prossimo “Austin Powers” o magari Tarantino in persona potrebbe tuffarsi nel loro repertorio per sottolineare scene dei suoi film. Siamo li... Non è solo “revival” è un genere che continua a svilupparsi...

“Bong” inizia con una voce calma prima di aprirci una prospettiva su questo tempo medio quasi classico. Chiudendo gli occhi, vedi una tipa con una corona di fiori in testa, ballando descrivendo arabesche nell’aria, col suo foulard, in sottofondo di Woodstock. Un bel coro continuo sottolinea il sorprendente ritornello. Ooh, Your love is out of my way” ...

Getaway” sa di Rolling stones delle prime ore, periodo Brian Jones. Al meno i suoni delle chitarre ci sono. Soprattutto quella che si satura di feedback e che ci porta alla fine della canzone.

“Chemistry” ha un retro gusto di “Pulp fiction”, di “Reservoir dogs” o di “Little green bag” … Più ascolto questo album più inizio a viaggiare. Il trasporto è immediato ed estremamente preciso nella sua destinazione: Arrivi sempre sul binario giusto. Questa traccia suda di Tarantino da tutti pori.

Poi ovviamente c’è lo Hit single; il monumentale “Rain of weed” con il suo assolo di chitarra, break, poi ritornello ad libitum che lascia la voglia di cantare allungo. “Looking for pot on a Saturday night” sembra un delirio di quale non te tiri fuori... ma la nonna consiglia sempre bene: “Do it at home, do it yourself”. Parole sante. Il video e abbastanza semplice, ma l'enorme numero delle immagini fisse messe in gioco è il risultato di un enorme lavoro di edizione.

“Hot Camping” è un lento che arriva giustamente in mezzo a l’album. La voce di Marcello esplora i bassi e si avventura dal lato cavernoso della forza. È accompagnato da discese progressive di basso e di cori colorati come in “Bong” (non son andato troppo lontano per le referenze questa volta)

Giro di forza alla Maciste: per il triplice omaggio ad artisti Italiani in una sola e unica canzone: Vasco: “piccolo spazio pubblicità”, Elio “zigu zagu, zigu zagu” e Jiovanotti “scratch DJ prezioso, o quasi” su l’inaspettato “Chill out” che lascia un bel spazio alla chitarra solista. Miscela stranissima di scratch, di colpi di chitarra con eco su ogni “bar”, e voce di crooner danno a questa traccia uno statuto d’alieno in mezzo a l’album. Colpo audace che ha fatto centro nel Wyznoscafo; siamo conquisti.

Altra lunga introduzione lenta per “Freak”. La canzone s’intensifica sullo stesso tempo durante gli versi per prendere un po’ di corpo aiutato dalla batteria.

Move your head to right, turn your head to left my baby, here's your favourite meal, pure young mom milk, oh daddy” ci invita a raggiungere la “Hunger dance” o ballo della fame del neonato. Il ritornello e punteggiato di “wuu wuu, wuu wuu, wuuuuu” misteriosi, da non potere determinarne con certezza l’origine... Voce? Chitarra? Tastiera? Non c’è tempo per pensarci troppo affondo, l’assolo psichedelico di chitarra prende il sopra vento per portarci verso un inizio-fine di bel effetto.

“Radar” è una canzone che lascia un bel rilievo nell’ascolto in loop dell’album. Nel branco ancora non definito di canzone che girano per ore nelle mie cuffie, si distacca leggermente. Portato dal suo ritornello particolare: “Ahu! Give it to me now” portato a forza di braccia da un esercito di cori che spalmano dei “aaaaah” intorno a chitarre più psichedeliche che mai e una voce di crooner che sussurra “I got a radar”. Un gran bel colpo, niente di estremamente innovativo, ma fatto nelle regole dell’arte con un fioco in cima.

Addio finale al “planante-ambiente” per finire in bellezza su “Panc” un bel tempo rapido energetico. Il “mosh pit” ci chiama. Del resto, tengo a dire qua, che Io preferisco ballare il pogo davanti al palco. “Mosh” è la versione americana del pogo nato nel 75 a Londra. La traccia di appena due minuti si termina sul rumore quasi bianco di un amplificatore di chitarra lasciato acceso...

Il secondo album dei Magic cigarettes non solo conferma il potenziale della band, ma conferma il gruppo in una posizione di conquista di un’udienza sempre più larga. Questo album è più che piacevole ed immergersi dentro porta momenti di esaltazione e voglia di ballare, di muoversi... Il varco del genere “garage” sì è aperto e comprare quest’album è la chiave, per del divertimento garantito. “Cooked up special” conferma a l’equipaggio del Wyznoscafo che la scelta di ascoltare solo musica regionale non porta, né a noie, né a inconvenienze. C’è piacere a tutti livelli. A cosa serve ascoltare musica firmata quando l’underground ti regala di tutti tesori che vuoi o puoi immaginare? Mentre ci siete c’è la discografia completa da scaregar su bandcamp. Vai!!!! Name your price! Sia generoso!

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