Capitolo 75 The Bankrobber album Missing
[…] (Seguito recensione Giorgia Job)
- Sono nel 188, rotta nel 120, velocita 12 nodi, profondità 075… Capitan! C’è veramente troppo traffico intorno…
- Secondo, come sono i fondi?
- Possibile fango o sabbia, 120, alti fondi.
- Ferma propulsione, Secondo mi svuota i ballast a ritmo di scorreggia di formica. Scendiamo piano sul fondo senza farsi nottare e becchiamo tutti quelli che passano in zona sopra di noi. Jones? Molla il sonar un attimo e tieni d’occhio la traiettoria di tutti rilevamenti su l’interferometro. Capo centrale c’è del nuovo sui Bankrobber da “Land of the tales”?
- Eeeeeh… sì un po’… “Land of the tales” era solo sotto l’etichetta Alka records adesso e in coproduzione tra Vrec ed Alka Record, fra l’altro, questo è il primo progetto in assoluto che vede due etichette indipendenti congiungersi. Ci mancano comunque le ragioni per quale questo è successo... La copertina del disco è stata creata dall’artista Laurina Paperina, disegnatrice di fama internazionale. Del resto le reazioni sulla cover sono radicalmente opposte: o geniale, o orrenda ma non lascia indifferente. “Missing” è sotto la produzione artistica di Massimiliano Lambertini e Michele Guberti nello studio Freedom Recording Studio a Ferrara. Tutte le canzoni scritte da Bankrobber tranne “Womanizer” e “Land of Thornes” testo scritto da Jordi Penner. Missaggio e master di Michele Guberti. Prodotto da Michele Guberti, Massimiliano Lambertini e Bankrobber. Notare che Guberti appare come chitarra addizionale sul disco. La band è già in tour internazionale, che si svolge tuttora e tocca il sud Europa; Italia, Francia, Spagna, Portogallo.
A guardare più accuratamente i dati dello scanner e dello spettrometro sembra che “Closer” il singolo estratto dall’album ha un colore più vicino a “Land of Tales” che dal resto dell’album. A guardarci meglio questo EP e una collezione di 5 perle che ne fanno un CD o un download indispensabile. Dal hit “Pier 39” al nostalgico “Childhood” passando dal poppy “Mister Rainbow” fino al magico “Tales of shady places” è tutto buono, ogni pezzo ha un motivo di trattenere l’attenzione. “Closer” oltre essere un hit sembra più nello stile del EP. Non è che si distacca molto delle altre tracce, tanto è circondata da pezzi come “Skies of thorns” o “Just have a dream”. Il mio parere può sembrare sfuocato. Magari e nostra dieta attuale, a svuotare un “ciason” di mele che abbiamo recuperato in Val de Non, che mi mette sotto sopra. Prendo in mano la delicata manovra per appoggiarci sul Fondo, e una volta le perturbazioni calmate, lanciamo il decoder Audio… Cominciamo.
“Gold” apre l’album con un pezzo di una notevole produzione e post produzione. Cori corposi, piano forte, chitarra stridente. Il tutto equilibrato al mezzo grammo e lucidato per risplendere al sole. Dobbiamo quasi ricalibrare la nostra sensibilità; certo che siamo più abituati a l’emozione grezza di un rock delle Giudicarie registrato in cantina o a un folk della Val di Non, messo in scatola in presa diretta. Poco importa è tutta musica Trentina. Questa qui si esporta visibilmente. Passa frontiere e si costruisce da l’interno per conquistare di più: “Keep digging, keep crawling look for more gold” circondate da concetti chiari, limpidi e federatori: “I believe in life before death”. Cogliamo la chiarezza del messaggio.
“Closer” e il suo ritmo ballante, l’eco della sua chitarra, la doppia voce Giacomo/Maddalena, il suo basso che entra al secondo bar, e la sua batteria batticuore sui versi, non può fare altro che conquistare. E un hit, non fa una piega. Potrebbe anche uscirne un remix, una versione estesa, talmente prende sotto la cintura. Speriamo che cadrà in mani rispettose, perché in questa disciplina i massacratori della domenica sono un esercito.
Atmosfera perfettamente distillata su “A good guy with a gun”: una bella batteria meccanica e semplice porta sulle sue spalle tutto il pezzo. Ritmo lento ma che suggerisce potenza ed inesorabilità… Avanza a passo di ruspa. Stupenda chitarra che distende le sue notti sopra le martellate del ritmo. Cori precisi e cantati in canone. Ho bisogno di battere a due mani per questa perla.
Esercizio sempre un po’ difficile quello del contro tempo. O battuta a mezza misura; sono ammirativo perché non son mai riuscito a farlo. Il mio cervello cartesiano mi riportava sempre a quadrare nel quadro. “Summer of love” si appoggia su questa struttura in equilibrio. La chitarra porta forza ma rimane semplice, il basso prende il carico, per lasciare il canto prendere il fronte del palco. Ancora qui bei corri qui mi ricordano i “Supergrass” in questo bel pop rock di buona fattura.
L’atmosfera si fa più lieve su “The womanizer” che sarebbe una canzone da fischiare con le mani in tasca. Penso che i fischietti su pianola spingono alla disinvoltura. Relax, la melodia del ritornello batte le chiare per montarle a neve e tutto storia di levità. Vocali di Maddalena inclusi.
Non è che son forte a trovare in un gruppo le caratteristiche di un altro, pero ci sono due canzoni su l’album che hanno un odore di “The Kooks” in certe intonazioni vocali, e nel senso pop grazioso che “Just have a dream” lascia dopo le 3.28 della sua durata. Il capo centrale interrompe la procedura per un intervento che porterà a questa recensione un’informazione unica:
- “Just have a dream” e la versione tagliata e semplificata di una canzone originalmente chiamata “Considering everything”. La versione originale e stata rilavorata in studio per ottenere il pezzo presentato qui.
- Ah aaaaah! Solo abbordo del Wyznoscafo succedono ste cose, eh? Brao, capo centrale!
Comunque il suono cristallino del sintetizzatore, mi ricorda il suono le prime tastiere digitale arrivate sul mercato negli 80’s tipo DX7 o DX9 della Yamaha, a l’epoca dove chiedevamo ancora al venditore: “E polifonica?” Per farla corta questa canzone ci piace un sacco.
Siamo un po’ perplessi sul significato di “Skies of thorns”, con la sua tastiera messa un pelo in avanti. Sicuramente un’immagine iperrealista. Preoccupazioni futili quando arriva il chorus “Go away, away, away…” seguito dal convincente ritornello: “We are trash, we are a waste of time, we are sinners, we are a waste of time…”
“If you were here” e l’altra canzone semplice con solo chitarra folk e voce, con queste intonazioni alla “The Kooks” e questo è una conferma.
“Greetings from my place” conclude “Missing” con i suoi 6.34. Il pezzo è diviso in tre movimenti. Il primo è calmissimo, introdotto da quello che sembra essere una vera pianoforte, se mi riferisco ai rumori dei pedali, non filtrati alla registrazione dello strumento, insieme alla voce. Piano, piano si aggregano piatti e basso… poi tastiere. Il secondo movimento segue il beat del tom basso e della gran cassa, la voce sale sul balcone del primo piano. Il terzo movimento decolla alla verticale, tutti a martellare sul proprio strumento, seguendo il sentiero tracciato dalla voce, ora salita sul tetto. Ottima conclusione.
“Missing” è un album in quale uno deve immergersi per potere apprezzarne il contenuto. No temere di premere “repeat” per vedere dettagli apparire dal sotto fondo, saranno proprio quelli che aumenteranno l’interesse dell’uditore. In tant’ noi, sul fondo ci siamo. E mentre pianto i miei denti in una mela, mi sto chiedendo chi verrà a passare sopra il Wyznoscafo, a portata della nostra strumentazione….

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