Capitolo 76b Geisterchor
I-VI e VII-XII
Podcast (Dadar+Geisterchor)
disponibile QUI
-Geisterchor sta passando
sopra noi, Capitan! Rotta nello 005, Velocita 5 nodi, profondità 100. Doppio
segnale… No! Segnale triplice….
-Bravo Jones!
Rispondo. Doppler, scanner e spettrometro su quei rilevamenti! Capo centrale,
il file!
Non scorre
troppo tempo prima che il dossier atterra sulla tavola delle carte. Tom Strong è un’entità
già schedata nel passato con il suo progetto “Silent Carrion”. Qui, si aggiunge Francesco Armani al basso e alla
chitarra Stefano Nicolini, quei due proveniente da l’Eco del Baratro, per catramare di nero caldo e appiccicoso le
nostre orecchie. Confermo qui, un’eccentrica direzione artistica è deliberatamente
presa a Pieve di Bono, e non mi spiego la bizzarra attrazione che ho, per
quello che si fa nelle Giudicarie. Ci sono due album di 6 tracce ogni uno,
numerate da numeri romani. Passarle tutte in vista non serve più di tanto. Il
genere “noise”, “industrial”, “drone” è un club ristretto e non è pronto per
passare in radio durante questo secolo, magari per il generico di Cinico TV 2050.
Nel primo EP,
le atmosfere variano fra “electro grind” (II) al rave hard core (III, IV) su
ritmi quasi sostenuti. Per piombare nel calmo funeralistico, in quale l’isteria
colpisce a metà strada (V). Il tutto introdotto, o punteggiato da voci,
estratti di film (I, VI). Per ottenere queste atmosfere strane, parte di
batteria elettronica, chitarre, basso sono registrate, poi tagliate, filtrate,
mixate, e compongono l’EP. Tom strong rimanendo il conduttore dell’orchestra
composto da piste registrate qua e là completate di batteria elettronica, poi
assemblate con impegno: le scelte di estratti filmografici sono sempre
accurate: “Tu non sei un cavallo, tu non sei un
cavallo…”

Il secondo EP,
“VII” si veste di principi dubstep su ritmo ossessivo. “VIII” si veste di
cacofonia, “IX” di country western con un banjo su sintonizzazione radiofonica
disperatamente esitante, “X” è una base rock, che non ricade mai su suoi piedi,
ma che ricopre un discorso in tedesco. “XI” mi fa sciogliere il cervello. “XII”
sembra essere la percezione, con quello che rimane di udito, di un artigliere
su un enorme canone durante un fuoco di sbarramento.

Il live mi
sembra registrato senza udienza. Piuttosto un esperimento, senza tagli, fatto
in sala prove, e registrato al modo Chameleons UK per “Tripping dog”… E uno
sfogo. Non contiene strutture predeterminate nonostante varie prove di
costruzione da parte di batteria o chitarra e basso. Gli urli nel microfono mi
ricordano deliri giovanili in cantina, interrotti unicamente da genitori
scendendo per dare un taglio alla faccenda. Atto generato da l’esasperazione, mentre
ogni protagonista prova di essere l’ultimo a portare la nota finale al pezzo.
Giudichiamo le nostre prime reazioni di fronte a
queste pubblicazioni: “Non è musica!” “Cos’è sto casino?” “Ma si vende?” “Riescono
a vivere della loro musica quelli?”, “Bah dai, l’è rumore… baccano”. O ci troviamo davanti ai Cipri e Maresco Trentini?
A cosa serve il rispetto e la considerazione a posteriori se la prima reazione è
il reietto?
Qual è la posizione da prendere davanti un tale
contenuto? O piuttosto se prendiamo il problema al contrario, qual è il CONSENSO
che diamo, al fatto di comprare la cultura e la musica nei supermercati,
soprattutto se la spesa fatta, viene da produzioni spalmate in tivù,
corroborate in radio, suggerite di nuovo nella stampa? A cosa serve la
formattazione di massa? A cosa serve fare guardare unicamente in questa
direzione, il più grande numero? E qual è il nostro riflesso primordiale se una
o più persone vicine a noi, sono bagnate in questi croccantini effimeri, che
comprano all’usa e getta da artisti usa e getta? Ci distacchiamo? Perdiamo il
nostro legame sociale? Quale consenso diamo a l’entità invisibile ma nera che
ci domina, a sodisfarci di cosi poco, ad entrare cosi casualmente nel gioco…
Come siamo recuperati?
Il fatto di avere la capacità di ascoltare tale
tipo di suono, sia Dadar che Geisterchor, accerta solo e unicamente la volontà
e la possibilità che hai, di potere o volere uscire della MATRICE.
Punto. Tutto li.
Il traffico sopra di noi è tale che dobbiamo
rimanere in immersione.
- Secondo? Mandiamo una richiesta di assistenza a
l’ammiraglio Giusy Elle che viene a rifornirci di cibo, carburante e aria
fresca.
- Aye aye, sir!
- Jones, dimmi chi sta arrivando nella nostra
direzione.
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