13A Rebel Rootz album Radici Ribelle

Podcast Disponibile QUI

Non so se è il fatto di essere nato negli anni 60, o il fatto di non avere figli, che non mi permettono di seguire da vicino le mode e le evoluzioni del tempo, ma devo dire che ho sempre un po’ di difficoltà ad adattarmi agli correnti che definiscono quello che "in" o quello che è "out”. Per esempio apostrofo speso giovani per strada e pensando farli un servizio dico: “Ueila! ciao, te se vede le mutande, sat!" Gli sguardi poi, la dicono lunga su il livello a quale sono destinato, nella loro estima. O ancora ultimamente: "Huei, scusa! passando sotto quel balcone ti è cascato un moccio sulla testa..." per rimpiangermi ancora di più dopo, peggiorando il mio caso chiedendo: "Ma come fai a pettinarti?"

Arrivo nel reggae Trentino senza prendere troppo cura degli episodi ovvi. Tipo Anansi che incrocio regolarmente da due anni in video, sia a San Remo, sia in intervista con Johnny Mox, o in intervista parallela su Samba radio con gli Rebel Rootz, appunto. La decisione di esplorare finalmente queste acque tropicale viene da l'inserzione dei “Guanabana” nella database musicale Trentina, e la visione del video Di Bruce Gil e Rebel RootZ "Non c'è più Tempo" su You tube. Non serve tirar fuori, per consultazione, tutta la serie di pressature Giamaicane single, nel mio possesso, né "Steel pulse", né "Third world", né "Linton Kwesi Johnson" per referenza. Nonostante il manco di ascolti recenti, la roba e ancora bella presente in mente.

La copertina del primo album dei Guanabana "Reggae Trentin" dà il tono sul contenuto e rivela in ante prima la personalità del disco, comunque la voglia di cantare in dialetto deve essere salutata. Pero la profondità del primo album rimane un po’ "adolescente" nella sostanza del suo messaggio. “Guanabana” si calla confortevolmente nel Reggae calmo: siamo su un tempo lento a ritmo di onde su spiagge bianche (Sarca roots, La scatola). Pero a dichiarare apertamente miei gusti non ho veramente agganciato, non c'è niente che mi disturba neanche, ma non n'è vado pazzo. Mi sembra che manca sale, manca pepe, e magari un toc di peperoni. Anche se le orchestrazioni cercano di incollare al meglio al suono tradizionale Giamaicano. Si deve aspettare la fine dell’album per trovare un po’ di ritmo con la canzone "Marco" che mette in avanti gli talenti del chitarrista e cori giudiziosi. Se volete, mettiamo che Guanabana e Rebel Rootz fanno Yogurt: Buon... l'uno fa yogurt natura (buono, puro, genuino, non sbagliamoci) gli altri fanno yogurt alla frutta... con pezzi di frutta dentro…. senza coloranti, ne agenti di conservazione… e magari mettono dentro anche un po’ di "Coco pops" che crocchia sotto il dente e che al tutto un gusto di "Torniamoci".

"Radici ribelle", e "Sotterraneo" sono due album di alta qualità registrati al Gulliver studio da Alex Carlin. Visto da lontano "Sotterraneo" sembra molto più sostenuto da cori belli, buoni, efficienti e postati sapientemente. Tutti due hanno un buon reggae punteggiato da piccole frasi di percussioni, di tastiere o chitarra... alla moda dentella, ci si fa maglia, ci si cerca il dettaglio che aggancia l'orecchio, quale cambio di suono o quale sottile stacco nel ritmo farà girar la testa. Cioè, il tutto è lavoratissimo senza perdere un grammo di spirito e di significato.

L’album si apre sul “Treno del pensiero” ci si nota subito delle percussioni precise, una chitarra che sgranocchia note corte e un basso con un suono imponente e delle tastiere sia ritmiche che melodiose.  Non c’è dubbio e un reggae di alto livello.

"Tu lo sai" e le sue raffichette di woodblocks, che distribuiscono virgole e punti di esclamazione nelle frasi musicali, sono qua per sostenere la nostra prima impressione. I Rebel Rootz sanno scrivere, comporre e registrare con talento. Comunque, bestia di batterista su tutti due gli album... Veramente.

Il punto forte dei Rebel Rootz è che il loro reggae è contaminato da altri stili musicali e questo le rende unici. "Fragile" per esempio è introdotto da una chitarra acustica romantica, che a sentirla da sola, non sembra portarci a un reggae. L'eco messo sulla rullante rincentra da solo il punto e la destinazione del pezzo... Su un colpo del genere, ci si sente la guida di una produzione accurata.  Appare Anansi nel ponte musicale come un invitato di prestigio, o magari perché hanno lo stesso parrucchiere. Non so ben miga...

Ci si sembra scivolare nel Jazz per "Big man" ma è solo per un’introduzione che sbava leggermente il suo colore e la sua tinta anche nei versi: il cuore della canzone rimane un reggae puro. Bellissimo basso spinto sul davanti della scena come mi piace.

"Esiste un fuoco" è la traccia la più festiva di tutte, la più piena di "coco pops" appunto: scoppia di Ska, di gioia e di colori. Sti zoveni son delle bestie!

"Musica" è un esempio di fusione pura. Chitarre rock, miscela jazz fusion, roots, breaks, stacchi...

Il brano “Musica” introduce "Politico" quasi naturalmente. Poi, non so più spiegare: a 2:20 questa traccia parte nella Dub Step ad esplorare frontiere generalmente vietate a qualsiasi gruppi reggae di questo pianeta fino ad ora, per a la fine, tornare a casa come se niente fosse. Il tutto cade da l'alto per atterrare come un gatto, sempre sulle sue zampe. Fischia! che musica!

Poi ovviamente basta seguire il pendio creato per scivolare su un tris di canzoni "No Militation", "Maesta" e "Tu sei Musica". E come arrivare, con un sorriso da un’orecchia a l'altra, a Malga Mezzavia essendo partito dal Palon, con una sosta a metà strada per una birrota in terrazza e sentirsi "Pappagalli verdi" con il calmo dovuto, prima di ripartire fino in fondo alle Rocce Rosse.

Fantastica traccia fantasma; scommetto che sia il "tastierista bello" ad essere responsabile per la voce su questo occhiolino umoristico.

- Capitan? abbiamo un album più recente nel 341 rotta nel 340 distanza 12 miglia, velocita 3 nodi profondita 090…

- Prendiamoli in caccia. Rotta nel 340, profondità 090!


 

Capitolo 13B Rebel Rootz album Sotterraneo 

Podcast disponibile QUI

- Capitan? abbiamo un album più recente dei Rebel Rootz nel 341 rotta nel 340 distanza 12 miglia, velocita 3 nodi profondità 090…

- Prendiamoli in caccia. Rotta nel 340, profondità 090!

Dopo avere mandato il reso conto della nostra missione su “Radici ribelle” dei Rebel Rootz ci occupiamo di “Sotterraneo” l’album del 2014, che sembra più ricco in cori pieni e calibrati.

Tonalità data senza aspettare con "Lontano" e suoi cori presenti da cima a fondo. Raduno! Distribuzione di microfoni per tutti!

Stesso motivo, stessa punizione per "Unico fiore" un pezzo che brilla, perché ogni strumento sa stare silenzioso al momento giusto. Cioè, tutto è messo bene in evidenza, ogni partitura lascia spazio a uno o due strumenti per esprimersi, perché sa che un po’ più lontano viene il momento per un altro strumento di brillare. Il risultato è una traccia leggera perché aerata, ma solida di coesistenza. Sono in possesso di pressature giamaicane che non sono neanche a un quarto in qualità di scrittura e in qualità di registrazione di questo pezzo. 

Voliamo alto su "Jungla” anche qui i cori sono aggiustati per incollare al corpo come un vestito tagliato su misura, partitura di chitarra che raffica note corte allungo la traccia, tastiere in-quale-si-può-soffiar-dentro per rendere la sessione rami più vera che vera. Cado li, un ginocchio per terra, inchinato davanti a questo colpo maestrale.

Uppercut al mento per "Come goccia" che mi lascia sdraiato sul ring, con la voce di Francisca e cori femminili che non devono vergognarsi neanche davanti alle "I threes".

L'arbitro mi conta fino a 10 su "Stella" che mi strappa la lacrimuccia, che solo capo lavori sano estrarre da uomini senza vergogne: colpito, KO.

Un tappo parte a baciare il soffitto e le bollicine riempiono lo spazio su "Don't tell me", un reggae ibrido, influenzato da chi sa che cosa, ma che in fine, cosa importa? Sto surfando neve verde, rossa, e gialla con uno snowboard arcobaleno, e di mezzo alla festa che ho nelle cuffie, garantisco che non sarò lì a cercar: Precedenza alla vita. Quella organica.

"Non sento più" accoglie un certo "Rootsman I" non schedato da l’Intel per un altro pezzo storico. Poi, sono a corto di parole per salutare "Tu mi chiedi se" e "Stand up for revolution" sicuramente perché il mio Italiano scritto e povero di vocabolario.

"Solo tu" conclude l'album come una ciliegia sulla torta. Un bel sorriso finale, bello e festivo, con una partitura di trombe che sono ancora a chiedermi se sono vere o fatte alla tastiera che-si-può-soffiar-dentro. E devo dire che, facendomi ballare, cantare, volare, surfare, ridere, piangere, sono stati ben pochi i gruppi che mi hanno letteralmente sbudellato cosi. Credo che gli "Next point" hanno qui, un concorrente serio che può pretendere a l'album dell’anno. Ma a pensarci bene: E l'album di "Bob and the apple"??? cosa stanno facendo??? A quale punto sono???

Sulla via del ritorno alla base incontriamo le profondità le più mosse mai registrate in vita di sotto marinaio. Correnti contrari, salenti o scendenti, punteggiano il nostro turbolento ritorno: "Wolf", "Gazebo", "Love gang", "Junow" e "Amethyst" arrivano al momento in quale "Wooden collective" "Le origine della specie" e "Candiru" sono imposti da l’Intel come una missione urgente. "The Matleys", "Babamandub", "Adele Pardi" e "South punk", "maTTeo abaTTi" entrano all’improvviso nel fascio del sonar. "Humus" e schedato come "Mezzopalo" che promuovono il loro ultimo CD. Senza dimenticare che destinazioni come "Sabung", "Mamalbao", "Rude runner", "Train in Spain" o anche "N.A.N.O" sono sul planning, da ormai, una vita.

Poi sfortuna: l’Intel comunica che Denis il batterista de "L'eco del Baratro" lascia il suo posto lasciando la scrittura del terzo album in sospeso. Siamo mossi da tutte le parte e incidenti fanno parte della nostra vita di discreti sottomarini. Durante il ritorno alla base, noto che un membro dell’equipaggio, malmenato dalle turbolenze, e leggermente ferito sopra l'occhio. Un pezzo di metallo brillante, sicuramente in provenienze della sala propulsione, sporge ancora da ogni parte delle sopracciglia, attraverso la pelle. Mi porto subito al suo soccorso beccando al volo le pinze che l'elettricista a lasciato sulla console del centrale operativo. Di un gesto preciso afferro il corpo straniero che lo sfigura e tiro di un colpo secco. Certo che urla, ma cavolo, siamo fra maschi! Poi contento della mia operazione li lascio:

"Non ringraziarmi marinaio, ma vai subito in infermeria per un po’ di disinfestante."

 

Commenti

Post popolari in questo blog