Capitolo 76 Dadar EP Dadar e Sick of pasta
Podcast disponibile QUI
[…] seguito recensione Bankrobber
- Potrei avere un reso conto
su i rilevamenti intorno a noi?
- Credo che Dadar sta
arrivando verso di noi a chiodo, Capitan. Cambia spesso rotta, sembra girare, velocità
030, è quasi una torpiglia, profondità 110, ed è un
doppio segnale. Due EP… Risponde Jones.
- Capo centrale, abbiamo una
scheda su quel Lorenzo? Chiedo.
- Poc… l’ven del lato oscuro
della forza… Hardcore… Punk… Fastcore… Sputalltuocervellodalnazcore… Questo
genere in somma. Non ci stiamo mai avventurati da queste parte. Comunque è
stato in un fottio di gruppi tipo Sang, Left in ruins, Crop circles, e anche
Shitty Life. Dadar è una sola e unica persona che suona tutti strumenti. È
conosciuto come “Piff” o anche “Doppia F”. L’anagrafe lo ricorda come Lorenzo
Piffer di Rovereto. È stato schedato nell’archivio alla registrazione di “The
moon is a biscuit…” dei “Horrible snack”. Murung records è un label recente dove
il suo progetto solista può trovare spazio. Su questi due EP Piff propone qualcosa di meno
aggressivo, meno arruffato, ma più energico! Ci sono anche delle tastierine con
suono anni 80! Le chitarre pero, picchiano con energia. Per il nome, Dadar è il primo
sviluppo urbano programmato alla periferia di Mumbay e sembra volere dire
“scala” non quella de cemento per salire al primo piano. Quella de legn per
salire su pomari! Tutto li.
- Jenkins! Doppler e
spettrometro, cominciamo.
Gennaio 2017 vede
discretamente uscire, lontano dagli nostri mari, un EP tre tracce. La cover, azzurra
pallida, rappresenta piante nella parte superiore e nella parte inferiore
l’affollamento della gente di Dadar, o magari ovunque altro, al momento di
prendere il trasporto in comune per portarli a Mumbay per lavorare. Agosto 2017
porta la mondialmente conosciuta Rosticceria cinese Hong Kong dell’incredibile
Jin Keke, sede Via Maioliche, 64, 38068 Rovereto
TN, telefono 0464 435682, al suo degno posto; cioè rosticceria dell’anno o
niente! Quattro sberle sul menu, da ordinare solo con bacchette.
“brain” è una traccia incisiva, corta (1.28) che va direttamente al dunque.
Un primo plettro si fa meccanicamente massacrare durante la sua esecuzione. La
grande gioia è che la tastierina, o ancora “Dadarofono”, non stona neanche dal
insieme, durante la sua corta apparizione verso la fine della canzone.
“p.a.r.e.n.t.s” si campa su un piano un po’ più aggressivo specialmente nei
vocali, un po’ più urlati e registrati distorti. Notevole batteria su tutto il
pezzo, le raffiche sono maestrale. Le chitarre pero sono alla “Greenday” dei
primi tempi, ma sotto amfetamine. Bellissimi stacchi lampi per far giorno o sul
basso o sulla chitarra. Bella costruzione. Deploriamo la disintegrazione di un
altro plettro.
“shitstorm” calma il gioco con questo pezzo punk / pop adornato di chitarre
che si rispondono l’una a l’altra. Il pezzo sembra eternizzarsi un po’: Pensa
te! 2.52 non finisce più! Le apparizioni del “Dadarofono” sono irregolarmente
disposte sul pezzo: inizio e fine, ed anche unicamente dopo il primo verso: Questo
sostiene l’unicità della loro presenza nella traccia e loro uso in un modo asimmetrico
non appesantisce il pezzo. Scelte buone son prove di mestiere e chilometraggio.
Saltando in “Sick of pasta” il secondo EP, notiamo che “destroy everything”
si distingua da suoi cori “uhuuu”, dalle sue chitarre rabbiose e trova il modo,
allungo le suoi 0.48 secondi di includere un break di basso e un assolo di
chitarra. Dà a l’uditore l’impressione di prendere in mano le due estremità di
un cavo elettrico sotto tensione… Grattugiata del terzo plettro.
Eternizziamoci su “get away” con il suo gusto dei “Clash” delle prime ore,
con un po’ di “Charged GBH” sui bordi. La lunghezza quasi soporifica del pezzo (2.24)
c’è lo permette. È costruito come un
pezzo rock ma respira il punk originale da tutti pori. Una bella transizione
voce/tastiera a 0.40, valle la pena di essere notata, tutto come il basso
metronomo, che tira sue quattro note per misura tutto allungo. Spezzatin’ de plettro alla boscaiola.
“digital
degenerates” assomiglia alla traccia precedente nella sua struttura: è
articolata intorno a un intro, decrescendo, stacchi, riprese. In somma, è meno
lineare di “brains”, per esempio. Plettro ferito ma ancora vivo.
Una batteria in delirium tremens porta la totalità dell’ultimo pezzo; “sick
of pasta”… 37 secondi sono ampiamente sufficienti per assestare il contenuto
composto di una voce al limite dello strappo e di una chitarra che raffica in
sintonia alla rullante. Sminuzzata dell’ultimo plettro disponibile. Piazzare un
ordine a iiriti music store, Viale del Lavoro, 18 Centro Commerciale Rover
Center, 38068 Rovereto TN. Una scatola di 20 plettri.
Mi tolgo le cuffie del decoder audio per liberarmi del lungo fischio
continuo che ricopre la mia percezione uditiva, con un leggero sorriso nostalgico, girato
verso il mio passaggio in questo genere musicale. Mentre l’equipaggio del centrale canta a
squarciagola: “La, mezz’ al Mar ci sono orecchie che fumano, sono timpani che
si consumano”.
Commenti
Posta un commento