Capitolo 55 i Plebei album Eterna è la tensione
- Segnale organico pieno Nord, velocità stazionaria, profondità 0...
- Organico??? Rispondo... cioè una balena?
- Na! Fatto de legn... Capitan!
Torno a grandi passi verso la consola sonar:
- Cioè, è un’imbarcazione di... Legno e sono immobili???
- Credo di sì, Capitan.
- Ma cosa fanno allora? Risaliamo a profondità periscopica! Secondo? Manovra silenziosa per favore. Rimaniamo a più di una miglia del rilevamento e giriamoli intorno pian, avanti 05...
- Aye aye, sir!
- Jenkins, spegni tutto il casino elettronico della strumentazione... solo decoder audio in funzione.
Giro il periscopio verso l’azimut 005 finché l’ago si allineasse sulla graduazione. Li, ci sono 5 tipi in bretelle seduti su un barcone, pantaloni arrotolati, piedi nudi nell’acqua a guardare 5 galleggianti rossi... Pescano. C’è scritto qualcosa sulla barca... Plebei. Ah ti pareva! Una delle band folk del Trentino, la prima ad incrociare la nostra strada... e credo che c’è saranno altre, adesso che abbiamo.... abboccato alla loro esca. Ostia! Hanno pescato noi!!!
Di cosa si compone questa scena folk Trentina? “The wise” (sentiti nominare da qualche parte), “The Rumpled”, “Dia dhuit” e se vogliamo estendere un po’: “Nevischio” e “Centromalessere”. Mica male! c’è gente pero! Ci si può anche mettere l’etichetta “Trad”, per tradizionale, pero bisogna vivere in un centro abitato di più di 500 000 anime per utilizzare quel tipo di linguaggio. Tutti orientati verso il legno degli strumenti, niente elettronica, pochi effetti, testi affilati. Affiniamo pure: sotto l’etichetta “folk” si nasconde un universo di stile vari, dal jazz, jive, al blues di vari orizzonti. Vincenzo Palombo "Calogero Fu Focaluci" (voce, chitarra), Mario Speziali "Cateno Erbolini" (chitarra), Simon Coppolino "Zibbonio Berretti" (fisarmonica), Nicola Bertolini "Coluccio Perticoni" (contrabbasso), Sebastiano Bombana "Onofrio Dinamite" (batteria) compongono la formazione. Sorprendente annuncio sulla pagina facebook del gruppo che festeggia “il primo batterista plebeo della storia”, ovvero "Veluccio Rabbonelli". Pero, mi sembra avere visto Paolo Urbani (Electric Circus) apparire in varie foto dal vivo, e anche sulla cover del Undergroundzine di agosto 2016 scorso... Mauro Consolati ha registrato l’album alla batteria con la band... Magari erano batteristi, ma non era plebei. Non so. Notare l’obbligo del nome di scena nello stesso spirito di “Brodolfo Sgangan” o “Nestor Fasteedio” nei “Supercanifradicisadespiaredosi” .... Abbiamo fantasia. La copertina ci sembrava enigmatica quindi cosa di meglio che chiedere, direttamente a l’artista, il significato: “Il disegno di copertina parla di un'indagine alla ricerca dell'essenza delle cose. Rappresenta un percorso tortuoso, una ''scalata'' attraverso cui si arriva ad un portone che porta ad un'altra apertura, sul fondo della quale vi è un altro piccolo arco rosso ancora... Si tratta di una continua ricerca, un desiderio di andare in profondità, esplorare, scoprire. Per me rappresenta una sorta di viaggio all'interno di sé stessi” … Non costa niente chiedere. Una volta chiarito il messaggio primordiale dell’album attraverso la sua copertina, possiamo visitarne l’interno.
Sudata jazz e inno al continente nero (senza il tradizionale parabon sibon sibon), per una triste costatazione: Le corporazioni dell’occidente hanno fatto mano bassa sulle risorse del continente. Non c’è pietà. Lasciano già poco a noi, che siamo quasi educati e quasi informati, ma a loro non lasciano proprio niente. L’ovest coloniale se n’e andato, ha messo al loro posto una nuova élite di neri bene imbiancati, la nuova classe dirigente, stranamente, è peggiore di quella bianca e sicuramente un colpo di sfortuna. I morti non si vedono quando i numeri parlano. “Qui la gente e più serena, non c’è tempo che avvelena, adesso voglio andare in Africa” L’economia andando di moda in questo 2016 e 17, non c’è bisogno di muoversi, e l’Africa che viene da te, risultato di tutto quello sopra. Ma le corporazioni, nella loro immensa ricchezza, non ne sopportano il pezzo. E tutto calcolato... saremo presto in concorrenza fra noi, al meno costoso...
“Che ne capisce la scimmia” è da lontano la canzone la più energetica e la più gioiosa dell’opus. Mi sto chiedendo se una scimmia che beve “birra a fiumi nelle pinte, [e che] poi s’adagia sul sofà!” sarebbe anche capace di maneggiare un telecomando?
Blues lento, “I fortini del Sud” narra un tradizionale fin-amore, di quelli che si perdono per sempre. Questo pezzo è il reame della chitarra che si porta avanti per la gran maggior parte della canzone. Una fisarmonica discreta entra timidamente nella seconda parte della traccia, invade piano il ponte musicale per rimanere in secondo piano, su questo blues costruito nelle regole dell’arte.
Un cricchetto tende una molla allungo “Mosse e contromosse” per una storia di automi e burattini. La traccia si articola su due ritmi diversi per sottolineare un ritornello gioioso, mentre versi più descrittivi raccontano una storia alla David contro Goliath.
“Papirosen” è la tristezza stessa: traduzione di una canzone tradizionale ebraica. Mi ricorda le canzoni francese del dopo guerra che sentivo ancora in giro da piccolo. Miseria, ingiustizia e dolore spalmati in tutti versi per un finale al nero di seppia. Defecando ancora senza controllo a l’epoca, reagivo negativamente a l’ascolto di queste canzoni: Ero destinato a diventare un tipo solare! Rimaniamo nella mia gioventù, per un classico “Il ragno stanco” una storia nello stile di Pierino e il lupo, un esercizio di sveglia musicale, come a tempi di scuola negli anni sessanta, ma tendenza scura, al cimitero. Composizione di Simon Coppolino, uno strumentale si intercala come un intervallo. “Serendipity Circus” è una traccia breve di poco più di un minuto e mezzo.
Ed ecco ancora una canzone articolata intorno a versi calmi ed un ritornello energico “La vita che se ne va” descrive l’esistenza che vediamo come passeggeri che viaggiano su un treno con un biglietto ad andata semplice.
“La lusinga di Licifuge Rofocal” descrive la tentazione di vendere l’anima per piaceri terrestri. La parte centrale del pezzo, è un blues lento su di quale darei veramente il mio accordo.... se fosse veramente possibile. Perché “ricchezze a non finire, donne propense ad acconsentire” mi farebbero comodo in questo momento. Tanto a scegliere fra una pseudo-figura del bene e la pseudo-figura del male, visto che non esistono né l’una né l’altra, scelgo la seconda.... Va bene, ho tutto giusto??? Posso diventare Ministro adesso??? Presidente alla camera??? Premier, dai, Premier!
“Amorismi”, mia traccia preferita, è un altro aforisma su che cos’e l’amore, e sopra tutto come noi, uomini, possiamo essere patetici nella cura che troviamo per la sua assenza: “Birra, vin brûlé, Bourbon, vin santo o acqua vita fai da te...” Volete che ve lo dico Io? Allora, ve lo dico Io: anche se siamo nel fosso a non capirci più niente: noi uomini, abbiamo un orgasmo UTILE! Chiudere il banco. Ah beh, se vuoi della tensione qua c’è n’e.... pero non è eterna.
Neanche se passa “Joe” una canzone spogliata a l’essenziale. Un duo di chitarre e un duo di voci che corrono sul tintinnio di due bacchette sul bordo della rullante, in un blues a la moda tradizionale, quasi storica, originale, primitiva, vera.
E tempo di dirigersi verso la missione seguente, lasciamo quei tizi pescare i piedi nudi nell’acqua. Beati lori, che Io sono con calze e scarpe di sicurezza e non le sopporto più. A vederli cosi nel periscopio hanno trasmesso un momento di conforto, quasi di invidia ad essere dove sono, a far quello che fanno...
- Concludiamo li, ritrattare il periscopio, IMMERSIONE! avanti due quarti, profondità 300. Secondo?
- Comandi!
- Scendiamo a spirale a non più di 10 gradi su questa stessa posizione.
- Ma... Non torniamo alla Base? Non dobbiamo aspettare ordini da l’Intel per la nostra mossa successiva??? Dove andiamo Capitan?
- Sai, che ho un bordello di amici Greci, vero?
- Credo di sì, Capitan.
- Fidatis.... Panaiotis Fidatis... lo conosci quello?

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