Capitolo 17 the Ome Brothers album Live @Nago/Torbole
- Immersione, avanti un quarto, profondità 150!
Sto lì a scandire gli ordini seduto nella poltrona del centrale ma il mio spirito svaga ancora nell’ultima missione su Mezzopalo. Come poteva andare questa missione senza l'intervento di Jones al sonar e quale lezione dobbiamo tirare di essa? Cos'è il segreto finalmente? Ascoltare credo. Si, VERAMENTE ascoltare. E questo il segreto. Non ci vuole mica tanto, solo pazienza e ripetizione. Anche a passare 30 o 40 volte di seguito un album finché salta fuori qualcosa. Cosa? Non lo so, ogni volta salta fuori qualcosa di diverso. Le sorprese le più clamorose arrivano con musiche che non piacciono al primo ascolto. Per esempio "Death by pleasure", dopo 20 ascolti propongono spazi aperti che quelli che si sono fermati al primo ascolto, non esploreranno mai. Su questo non ci piove e non ci fioca neanche.
Allora ecco, io ho ascoltato Gli Ome Brothers: due ragazzini di ormai 15 e 13 anni che hanno divulgato attraverso la database musicale Trentino la bellezza di due album e un live, e devo dire che c'è molto più sostanza presente nelle loro registrazioni che ci si può aspettare: Ok è registrato alla moda "la Ostia", il tecnico suono, che è anche il chitarrista e il cantante, preme "record e play", poi urla "Ouane, twuu, twii, fo! e siamo partiti per un giro. Le prime sensazioni che questi due ragazzi vi lasciano sono di avere trovato un pezzo di carbone ed essere sicuro che c'è un diamante a l'interno. Ci sono sbandate qua e là, ma c'è un’energia che mi riporta a "Chuck Berry" e "The Ruts" o gli "Clash" perché gli "Ome" strappano... E strappano VERAMENTE! Qualcosa di eccitante e di elettrico. La cosa si rivela nel Live registrato sulla terrazza del Bar "Sesto grado" fra Nago e Torbole. 29 minuti di un set senza quasi una pausa, senza guardarsi a dire: parto io, parti tu? Senza "aspetta che devo regolar questo" o anche "mi parte la pedala di bass drum la devo rimettere apposto". Questo, nei gruppetti giovanile e successo 30 000 volte in 30 000 feste di villaggi. Poi a quel età, nella composizione, una volta che uno ha trovato un riff o un seguito di accordi che piace, lo ripetono fino alla nausea, perché non son capaci di decollarne. Non c'è da negare, ci siamo stati tutti. Quando iniziano gli "Ome" non ti lasciano il tempo di respirare, ed è quello che le porta alla vittoria, come un pugile: il gancio destro deve esser seguito di una dritta, sicuramente di un uppercut, per finire con un altro gancio del sinistro che ti manda al tappetto. Non stanno mica lì ad aspettare. Poi nel live suonano un po’ più accelerati del solito, sembra che Edoardo a voglia di finire la traccia prima che il pezzo di dinamite a miccia corta che li serve di plettro li scoppiasse in faccia. Un po’ alla Johnny Winter se volete. Non c'è neanche il tempo di applaudire che stano già iniziando il pezzo seguente. Un solo e unico "Grazie a tutti" alla fine del set prima di piegare tutto, il resto raggiunge l'amperaggio di un fulmine. Per arrivar a questo ci vuole lavoro sodo, prove a non più finire e la pazienza di una nonna (Carla) con timpani di cemento armato.
E perché Gli Ome Brothers convincono? Perché c'è soprattutto una grande capacita musicale! Edoardo alla chitarra può farne vedere a musicisti locali perché fa le cose con un naturale che scombussola totalmente. Punteggia serie di accordi con piccoli assoli e frase di chitarre, non guardando neanche il manico della chitarra, perché c'è la mette tutta nel microfono. Sebastiano del suo lato si è seduto dietro una vera batteria meno di un anno fa, e canta senza sbandare nel tempo, anche lui. Per il primo album picchiava su un giocatolo "Giochi preziosi" e un tamburino, e si sono buttati a registrare "In the beat" dopo solo tre mesi di prove. Cosa di più naturale quando hai 12 anni e che sogni di fare un disco, eh? Gli "Ome brothers" saltano fuori dal branco perché tutti gli altri stanno lì a pensare, a sognare, a dire, a parlare, casinare, bordellare, mentre loro fanno. Fanno, perché davanti a loro non ci sono barriere, non ci sono ostacoli, c'è solo voglia. Voglia pura che diventa musica PURA! Ok, va bene, ho capito, e cantato in Yogurt e non si capisce un’ostia. Pero non so per quanto tempo gli "Ome brothers" dureranno, ma nel tempo in quale ci sono, io voglio stare lì ad ascoltare. Perché non ho visto un concerto di AC/DC dal vivo, non ho tutti dischi degli "Beatles", o degli "Stones"... So che sono passato accanto ad un bordello di momenti della storia del Rock, ma non voglio mancarmi quelli... Che vanno avanti un mezzo secolo o che se schiantano alla prima curva non importa. Non c'è obiettivo nel viaggio, c'è solo il viaggio stesso da fare, e portare agli due fratelli di Arco l'attenzione dovuta. E meritano attenzione NON PERCHE son teneri e carini quando suonano, ma perché sono buoni!
"In the Beat" E il primo vagito del paio. E il più sorprendente perché tutte le canzoni sono scritte in inglese, dagli due ragazzini, senza aiuto esterno. Edoardo canta in Yogurt, ma la sua chitarra parla Chuck Berry e Paul Weller. Nella loro testa deve succedere ben altro che quello che risulta sulla banda magnetica. Ma ed esattamente questo che traspira in sotto fondo. La sognano alla grande e la fanno alla grande. Senza neanche saperlo hanno riscoperto l'essenza vera del Rock n'Roll, da soli, e nel garage della nonna Carla ad ARCO. Ovviamente hanno referenze musicale fra gli "Beach boys" e gli "Beatles" e hanno visitato parecchio la collezione di vinile del babbo. Le loro composizioni ne sono a l'immagine: comportano cambi di ritmo, stacchi, crescendo, transizioni e la panoplia COMPLETA dei colpi da genio direttamente trascritti dal vinile dei loro eroi a quello che fanno. Ed è quello che è secante: hanno capito... La quintessenza del Rock corre nelle loro vene.
"Step by step “dimostra la maturità accumulata fra le due registrazioni: Pensa te! 10 mesi neanche! E saliamo ancora di un grado ascoltando: "Elephant", "End of the line" o anche "In the wrong place at the right time" che sono pezzi geniali. Poi notiamo che la metta delle canzoni sono sotto i due minuti, concise, potente, arruffate. Una sberla. Operazione commando: Infiltrarsi, Colpire, sparire. Nuove influenze si sentono su "Gold" e su "Alone" ma sanno anche calmare il tempo su "When the rain comes" e "Strawberry and butterfly". Ovviamente il tutto deve far progressi ma non c'è da sbagliarsi sulla sostanza già presente. L'evoluzione a venire appartiene pienamente al duo, ma per camminare lontano dovranno essere influenzati da loro stessi, piuttosto che seguire sentieri su di quali non saranno al loro agio. Non farsela contare da chi vuole passarli un guinzaglio al collo. Credo che l'ultima impressione è uguale alla prima: "Avere trovato un pezzo di carbone ed essere sicuro che c'è un diamante a l'interno."
Lasciamo un gavitello sul fondo e torniamo alla base. Sembra che l’Intel vuole aprire il Dossier N.A.N.O.....


Commenti
Posta un commento