Capitolo 18a N.A.N.O. “Mondo Madre”
Il Wyznoscafo scompare piano, piano sotto la superficie. Solo la cavitazione dell’elica lascia tracce per qualche ettometro e sfuma la scia della nostra presenza, poi niente più segni sullo specchio d'acqua. Tanto non andiamo lontano: N.A.N.O. è stato nelle vicinanze immediate di quasi tutte le immersioni precedente. Appare su You tube accanto a Felix Lalù durante le registrazioni di "El si sentiva Soul" in intervista su "Trentino Cult" e sorvolo sua pagina band camp da più di un anno. Sono 10 volte che rimando l'apertura seria del dossier per motivi vari: Maggiormente l'arrivo quasi cronico di qualcosa di eccitante e di rock da un’altra parte o anche valanga di scoperte o eventi da seguire da un’altra parte. Comunque siamo lì, ed Emmanuele Lapiana propone su Band camp due album: "Mondo Madre" del 2007, "I Racconti del amore malvagio" del 2011 poi, un single che sembra estratto da una compilazione di Cover di una Band Fiorentina "Diaframma". Difficile definire lo stile di questi album come Pop o canzone Italiana evitando l'etichetta "varietà" perché sembra che N.A.N.O. utilizza la più larga paletta di tecniche o tecnologie musicali per arrivare ad impacchettare le tre o quattro minuti di una traccia. L'approccio musicale di "Pooco", per esempio, prova che tiene a staccarsi dei sentieri troppo consueti. Sembra che parte della base semplice di un testo, con una melodia e che porta il pezzo dove la musica, effetti, idee esterne offrono l'omogeneità la più completa, o il risultato migliore. Niente è lasciato a caso e il prodotto finale sembra calibrato, geometrico, lavorato, rifinito e lucido. A leggere i testi ci si accorge che ce tempo passato alla scrittura, ed è scritto molto bene, con cuore, ma soprattutto testa. Emmanuele sa circondarsi bene da altri artisti, per altre parte vocali, pero L’Intel rimane muto sulla provenienza di certi vocalisti. Riconosco Seba, il sassofonista degli Kepsah, che apre "Cuoricino" con il suo timbro di voce particolare. Voce di corridori, lontano da l’Intel, sussurrano che mentre scrivo, N.A.N.O. ha le mani in pasta, per sfornare nel corso della primavera. Ma questo è un ritornello già sentito lo scorso inverno a l'annuncio del prossimo album degli "Bob and the Apple" che sto ancora ad aspettare, al meno che non hanno precisato di QUALE primavera si trattava.
Mondo madre si apre su una filastrocca, un filo rosso, una serie di piccoli legami sullo stesso tema musicale: "Madrid" è sono numerati fino a 4, notando l'assenza del numero 3, che ritroveremo, perché no, sul un prossimo album? Un po’ a l'immagine degli "chapters" del gruppo canadese “Saga" sparsi in disordine attraverso tutta la loro discografia. Il quarto è sottilmente sottolineato da una voce femminile e si sfuma nel lungo rumore esterno di un aeroporto.
"I da lì" score a lungo le scintille di una beat box e prende ritmo intorno a parole scandite in sotto fondo: Cambiare, Cadere, Correre, inciampare, Godere, Volere, Volare o non volare, Sbiadire, Sparire, Cambiare(x3), Soccorrere, imparare. Molto bello.
"A.N.N.A." è un lento alla chitarra acustica sostenuto da percussioni-alte indiane tipo "Bangira" o "Tabla". Una canzone romantica in quale N.A.N.O. e A.N.N.A. fanno una bella copia. Un Rap ipnotizzante si incorpora bene nell’ultima parte, per diluire il tutto.
Poi ovviamente il Nano svizzero di quale propongo la visione del video su you tube e che descrive la malattia generale del paese (parlo d'esperienza). Parte su una sequenza digitale e precisa. Il brano e illustrato da messaggi telefonici che danno la dimensione della rabia che genera l’attesa.
"La canzone di cemento armato" incorpora una chitarra al suono rugoso e spiagge di archi che sorvolano il tutto. La chitarra è qui per muscolare i versi, gli archi per lenificare l’atmosfera. Sembra che l’industria discografica italiana sia allo sbando ma N.A.N.O. punta verso un nuovo Nord, tutto suo.
"Limousine" si pone come una canzone semplice e calma quasi classica, introdotta da un piano forte a mezza voce, su di quale vengono satellizzarsi gli altri strumenti. Il termine 'Delicatezze metallurgiche' galleggia come una parola chiave nel flusso del testo e rimane un aggancio forte nella canzone.
"Pooco" è spogliata al massimo per mettere in evidenza la melodia del canto e le parole. Score su una sequenza di percussioni metalliche e sembra essere sostenuta da una seconda voce, ma è solo Emanuele che dimostra la 'souplesse' della tessitura della sua voce cantando un ottavo sopra. Ero convinto che fosse una donna a vocalizzare acanto a lui. E ciò è seccante!
'Palapapapaliamo' leggermente su "So.ho" in una serie di registrazioni alle 4 o 5 del mattino per la preghiera di "permetterli di splendere più di quel che si può". Il ritmo è programmato, costante e occupa la maggior parte della traccia. Gli strumenti sono discreti perché la voce è alta, leggera e sussurrata.
Vera preghiera fantascientifica e rockeggiante “Alieno nostro” rimane la mia traccia preferita in assoluto. Questa è il vero hit single dell’album. Di quelle canzoni che si canticchiano di continuo allungo la giornata sbagliandosi clamorosamente senza rendersene conto: "Fumo caramelle ogni mattina, la la la la la la na na ... profumoooooooo…" mentre l'equipaggio si nasconde per fare singhiozzi.
"Scaraventa" è un lento in quale tutti strumenti formano una tendina leggera di consistenza, per lasciare la voce raddoppiata e il testo in fronte del palco, affine di farne brillare il contenuto. Il suono della tastiera utilizza la sua riverberazione per creare spazi vaporosi.
Determinazione calcolata e comune a tantissimi cittadini di questa nazione per la voglia di portare a termine il contenuto di "Rotella" e aspirare a una liberazione utopica, su ritmo meccanico. Entrare nel sistema per distruggerlo da l’interno o magari trovare che una volta a l’interno ci sono privilegi piacevoli… Ecco perché il sistema esiste ancora.
"L'assenza" parla di vita comune e di sesso, ma più sicuramente della sua assenza. Ancora un testo micro metricamente calibrato che porta alla conclusione dell’album sulla costatazione quasi patetica di "Volevo cambiare il mondo, signore, ma proprio non posso, cambio televisore."
L’album si conclude, che già il segnale del Opus successivo è a nostra portata. Manovriamo come da manuale per metterci nella sua scia, presto dati preziosi saranno analizzati dalla nostra strumentazione.
Capitolo 18b N.A.N.O. “I racconti dell’amore malvagio”
Siamo nella seconda parte della nostra missione su N.A.N.O. Lasciamo dietro di noi il suo primo album “Mondo madre”, prendiamo in caccia il rilevamento seguente, distante di poche miglia: 2011 porta un opus che dà l'impressione, nei primi ascolti, di avere musiche più semplici, o meno presente per portare avanti la voce e il contenuto del testo. Questa sensazione si ritrova allungo "Y". "Cohen", "E.M.I.", "Il nuovo me" anche nel suo seguito "Close", "54G" e finalmente "La città". Più della meta dell’Album, per ascoltare accuratamente quello che N.A.N.O. ha da dire, e credo che l’ha fatto appositamente. Troviamo qui testi a volte pieni di rancore, perché sembra che la tendenza generale dell’album va piuttosto su l'ammaro, un indizio che porta al suo titolo: “I racconti dell’amore malvagio”
"Y" sottolinea con l'aiuto di un certo Pacifico, un’introspezione su ragnatele aerate di pianoforte. Poi la canzone si alza e prende forma, accoglie chitarre folk al suono crudo e limpido. Poi, decolla portata da una sequenza e di qualche "senza te", che ci scortano verso il finale.
"Il buio" è un mix di violoncelli di orchestra e di beat box vocale, scommetto quasi su Johnny Mox per la loro esecuzione. N.A.N.O. contempla il suo lato oscuro. Emanuele accoglie Sara Mazo per cantare in coro e le due voci sembrano identiche e si combinano perfettamente.
“Cuoricino" si pone irrimediabilmente come un pezzo evoluto che arriva puntualmente con la sua orchestrazione di suoni mandolini. Verso 2:50 una voce telefonata punteggia un Rap su un cambio di struttura musicale. Un bel pezzo veramente.
"Cohen" inizia nudo, con un piano forte e una voce sola. Non c’è bisogno di più per una preghiera. “Lei è fragile Prendi me” Poi un’orchestra classica scorta gli ultimi versi verso altri cieli.
Leggermente più divertente lo "Squallozecca" porta a ballare su delle sequenze alla Dépêche Mode. La voce alta di N.A.N.O. è scortata dalla voce bassa di un certo Federico Fiumani, per esplodere sul ritornello il più divertente e il più ammaro dei due album. "Sei lo sponsor ufficiale del peggio di me".
Passiamo poi, a riffs Rock e salti a piedi giunti su un compressore per "accusare": Non c'è da sorprendersi, è la stessa cosa in Francia: i sessantottini hanno fatto la stessa fine. Son diventati borghesi, al meno peggio, o sono passati completamente dal lato oscuro della forza. Questo mondo e marcio fino al midollo. Quello che chiamiamo spiritualità ed educazione è solo una macchina per creare gli soldati che difenderanno con armi, questo modello economico suicidario, o sparati addosso se protesti. La democrazia è una buffala, la religione un sistema di controllo, la crisi un’illusione messa davanti a te per spremerti come un limone e farti pagare, anche da morto. Non c'è via di uscita. Non esiste.
"Brainstormo" è portato da tastiere dopate al fuzz e di una batteria lenta ma inesorabile. Ci sono vocali a stratti che si lamentano: “Sto male, sta male” mentre il brano si gonfia con l’andare. Sara Mazo torna per appoggiare con sua voce angelica il ritornello: Canzone potente e veramente notevole.
Ritorno al contenuto su "E.M.I." che inizia con una voce discreta di debolezza, quasi esitante, su una partitura di pianoforte aerata, per decollare a l'apparizione di altri strumenti e cori di corale.
"Il nuovo me" e "Close" si uniscono sulla stessa trama. Tanto, io preferirei incontrare il "Nuovo me" piuttosto che il "Nano svizzero" storia di essere a l’ora, ma tanto, per non impegnarsi troppo, Emanuele fa cantare le promesse da Max Collini.... Sicuramente perché è arrivato in ritardo allo studio.
"Close" segue anche lui una struttura già famigliare, in crescendo, il brano si solleva da solo verso 3:20 quando entrano tastiere dissonante ed una chitarra spagnola con battute di mani nello stile Flamenco, in contorno. Appetitoso, veramente.
"54G" per grammi di eparina che preso a queste dosi dovrebbe essere letale. Mi sto chiedendo se devo focalizzarmi pudicamente sulla musica o il contenuto dei testi, che sono finalmente giunto alla descrizione del "Amore malvagio". Sono sempre situazioni amare, di dolore, di rabbia e disperazione.
Poi N.A.N.O. chiude la barra su "La città": "Perché l’amore non è sacro affatto, L’amore a volte è perfino capace di fare schifo" per lasciare il tutto, in fondo a un buco rettangolare, e buttar un po’ di terra sopra.
Spero che 4 anni dopo il N.A.N.O. ha lasciato l'eparina per un Nosiola più festivo, o un Muller Turgau più terre fredde, una luganega artigianale, un piatto di spetzli, con fiogada de stravecchia Trentina, una carne salada con strangola pretti, spinti giù verso l'oblio da una grappa asperula, e dell’ascolto dell’ultimo Felix Lalù: “Una spuma per el boccia" per respirare a pieni polmoni l'Ora che score verso Castel Toblino.
Su questo non ci piove ... Non ci fioca nanca.


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