Capitolo 7a the Zeroids album Zeroids e Once again

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[…] Seguito recensione Kepsah

Appena siamo puntati verso la base Nibraforbe che il sonar di Jones scopre nuovi orizzonti piuttosto densamente popolati:

- Doppio segnale nel 270, rotta nel 300, distanza 5 miglia, velocita 9 nodi, profondità 045. Nuova firma sonar in trattamento… The Zeroids, firma sonar registrata in banca dati.

- Beh, sono sulla nostra strada per la base, meglio riempire la banca dati, no? Rotta nel 285, profondità 045. Capo? Fate parte della nostra scoperta a l’Intel e mi richieda un dossier su questi rilevamenti.

- Aye aye, sir!

- Scanner, doppler, spettrometro, decoder audio. Voglio dati!

Felicemente siamo a portata di sonar dei Zeroids e presto il capo centrale mi fa il suo rapporto:

- The Zeroids è un trio pop/rock, che ha già rilasciato due veri album di 10 titoli ogni uno, che sono nostri due rilevamenti e annunciano l'uscita del terzo album, sicuramente durante queste settimane avvenire. Il trio si compone di Matteo Campostrini alla chitarra e voce, Alessio Andreolli alla batteria e Stefano Negri al basso. Il primo album è stato registrato da Michele Conci, non si sa esattamente dove. Il secondo album è stato registrato da Matt Bordin allo studio Outside inside di Montebelluna provincia di Treviso. Il significato del Nome del gruppo è il nome di un trio di robot giocatoli, venduti negli stati uniti e un gioco di parola; Zero ID o zero identità.

- Ahaa, Grazie Capo! Cominciamo!

“New York" e "1922" aprono l'eponimo album Zeroids e sembrano essere i primi titoli registrati dal gruppo.  All’arrivo dei primi dati nel centrale, il livello d'ossigeno sembra risalire a bordo e l'equipaggio riprende colori dopo la missione sugli Kepsah e il loro disturbante album. C'è come una corrente d'aria fresca che passa da un compartimento a l'altro, dopo l’intenso sconforto di “Stack” l'equipaggio sorride di nuovo. Siamo su due canzoni pop rock con un leggero suono Punk.

"Maybe baby" fa anche scrollare certe teste in ritmo nel nostro centrale. Cosa dire sulla loro musica? Bene, non portano innovazioni, né nuove formule, niente di rivoluzionario, né di trendy: direi anche che un Pop/rock del più classico, normalissimo, quasi di serie, leggermente accademico, limite banale. Come spiegare? Non sono come il gruppo di un genere "X" mettiamo, ma che prova di diventare "X+1", non sono quelli che prendono per esempio una referenza nel rock Inglese e che provano di fare più distorto, o più rapido, o anche più aggressivo. No, fanno la loro musica, al loro modo, ma la sorpresa totale e che portano con essa anche tante emozioni giovanile, innocente, fresche, frizzante, estive. Il tipo di roba che ti fa andare a scrollare, a 50 anni passati in mezzo alla folla, senza chiederti né il perché, né il come mai... Allora è il momento di lasciarsi andare su "Johnny" o di notare un bello "Just another man" e di cantare con il gruppo in Yogurt* su "Someday" o saltare in tempo su "She can play the guitar", perché ci si vive una volta sola e che dopo lo sfogo, gli risultati si vedono: Luminosità +17%, Elasticità +23%, lisciatura totale della pelle +43%, meno rughe, come riempito da l'interno e il tutto clinicamente provato.

"Once again" L’album del 2012 promette già nelle prime secondi una bella promessa Rock: al 10imo secondo la chitarra entra in scena con un rumore bianco e l’interferenza di uno connettore jack che scende nella presa della chitarra. Non si poteva far meglio. "I saw you dancing (with my girl)” è un brano bello campato li, all’inizio album perché aggancia l'orecchio... Il secondo opus del gruppo sale di un gradino in qualità di registrazione, di esecuzione pura dei pezzi, la voce è più stabile e ricorda un po’ Liam Gallagher su certe fine versi.

"I wanna see you cry" è una canzone che porterà le udienze a sostenere della voce il ritornello di questo gioiellino diviso in due parte, tutte due cantate da Matteo sulla registrazione, ma sicuramente appoggiate da Stefano e Alessio durante le apparizioni dal vivo, e da l’udienza che troverà facilmente il modo di accompagnare il gruppo.

Ci si può guardare il video di "Sharon" su you tube. E abbozzare due passi perché il ritmo ed invitante.  Bella partitura di basso composta di scalette classiche, ma integrate bene nel brano. C’è uno stacco del più telefonato dopo la meta del pezzo, che tempera il volume della canzone prima della spettinata finale.

"Get off the phone" sembra essere destinato a tutta la nuova generazione, che non sa staccare la faccia del cellulare, anche quando sono in coppietta! Mi viene l’impressione che gli schemi utilizzati nel disco sono i classici del genere, ma riciclati genialmente dal gruppo. Questo da un aspetto di conforto e di famigliare a tutto l’opus.

Il bellissimo "Totentanz" deriva quasi da solo sul reggae. Anzi, ne comporta tutti elementi ma distillati alla salsa pop. Anzi… alla salsa Zeroids. C’è un bel assolo di chitarra prima dell’ultimo ritornello.

Il ritornello il più accattivante dell’album si trova su “Love me half” che brilla con i suoi accenti pop e dal coro semplice ma esecutato bene.

Slittate di bottle neck aprono l'ultima traccia di "TN cowboys" la canzone inizia nella calma durante una lunga introduzione di più di un minuto, Alessio alla batteria dà il via al brano, che invita allo sfogo piuttosto che il ballo.

Sono MOLTO promettenti i due titoli del PROSSIMO album che potete già ritrovare in ante prima sulla loro pagina facebook: "Going to the disco" fa anche un altro passo in qualità nella strutturazione del pezzo, canto, strumentazione… ed è del tutto ANCORA meglio. Credo che sarà disponibile in Vinile e in CD dal 5 marzo 2014 in poi. Da NON MANCARE.

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