Capitolo 09 Next point discografia e “America”

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Siamo in immersione da pochi secondi. Ci rimane da affrontare le profondità, con le varie fase della procedura; quindi rientro del periscopio e riempimento parziale dei ballasti, poi il Wyznoscafo punta del naso e sparisce verso la massa nera dell’abisso. La missione copre un gruppo solo. Difficile di parlare degli Next Point senza graffiare un po’ la loro immagine iniziale, per l'onesta del punto di vista, poi magari perché mette anche più in evidenza, la perla preziosa che è uscita recentemente. Il capo centrale ha già il suo rapporto pronto dalla nostra partenza:

- Allora, il gruppo si compone da Matteo Scalet alla batteria, Carlo Boninsegna chitarra tastiere e corri, Guido Gadenz al basso e Andrea Simon al canto e chitarra. Tre album prodotti “Massima 30” del 2006, poi “Destroy the social media mask” del 2008 e nostro obbiettivo di oggi “America” del 2014. Registrato presso Metrò Rec Studio e PMP Studio di Tonadico (TN) tra giugno 2013 e Gennaio 2014. Missato da Stefano Perissinotto e Gabriele Turra presso PMP Studio ad eccezione di "La Morte del Fabbro missata da Mirko Cascio. Masterizzato da Mauro Andreolli realizzato con il contributo tecnico di: Davide Giovanelli, Marco Sirio Pivetti, Luis De La Cruz, Marcello Batelli, Loris Dallago.
Musica e arrangiamenti di Next Point ad eccezione di "Tra le Nuvole di Bangkok" di Andrea Simon e Marco Bettega. Tutti testi di Andrea Simon ad eccezione di "La Morte del Fabbro" testo di Simone Simoni. Tutto lì…

- Cominciamo!

"Maxima 30" esce come uno scherzetto il primo aprile 2006 ed è cantato in inglese. Vero che il lato conciso di questa lingua semplifica la scrittura del testo. Un’immagine chiara può essere distillata in un verso. Apre anche orizzonti più larghi a chi vuole girare l'Europa. Ma è un’arma a doppio taglio.  Se gli inglesi sentono un pezzo e tendono l'orecchia chiedendo "Eeeeh???" per via della pronuncia, impone spontaneamente, li sul posto, un livello di traduzione. Se poi Italiani vogliono approfondire un po’ il messaggio devono superare un secondo livello di traduzione. Bisogna essere un VERO fan per farlo, ma pochi nell’udienza stanno lì con il mantello del super eroi decodificatore. In fondo mette un po’ una barriera fra il gruppo e le persone che vengono alle loro uscite su un palco. Poi l'inglese è anche un effetto di moda: non capisco quelle necessita che certe radio, pubblicità, Tivu, etc…) di parlare agli giovani in inglese "perché fa meglio". Piu vicino a noi ci si sente spesso: "New sound generation". Colpisce? Ti da un’identità? Ti tira fuori del branco? O fa rientrare in riga la gente nella fila verso l’Hollywood mangime, a strafogarsi di caca colo obbligatoria e carne per cani tritata lavata a l'ammoniaca, mentre abbiamo Chinotto e pan buon con la luganega, che ne basterebbe la meta??? Culturalmente o davanti a pentole nostrane, chi siamo veramente, dove andiamo. EH? Comunque si può cantare in inglese: è una libertà, bisogna prenderla se si sente cosi. Dovrei star zito anch'Io su questo argomento scrivendo in italiano con formule grammaticale da far "sciopar dal rider" usando la sintassi come una mucca spagnola ubriaca.

Sorvolando questo primo album chiamato “Maxima 30” c’è come un gusto di Green day che ricopre queste 6 tracce. "Nightmare", "WC cleaner", "Generation sound" e Il bello "September" che conclude l'EP, sono dei pezzi rock energetici e musicalmente di corretta qualità, con un retro gusto adolescente. "The savior" è un mezzo tempo con un messaggio "brutta-la-guerra" con un discorso di George W Bush per affermare l'opinione della band. "Ninna nanna" è un acustico lento arpeggiato alla chitarra, che lascia dopo il minuto e venti, un campo bello largo al basso. “Ninna nanna” si impone fra le 6 tracce come un pezzo dove “Next point” rivela il talento di strumentista di ogni membro. Su questo non ci fioca.

Il secondo album "Destroy the social media mask" sale di un gradino qualitativo nei primi secondi di "Wunderkammer". Più di due anni sono passati e la maturazione musicale si fa sentire, c'è stato sudore in sala prove. Ogni traccia porta i calcoli architettonici di una strutturazione più pensata, opposta al "grezzo di forma" energetico di "Maxima 30": peccato che si canta in Yogurt, ci si richiede troppa energia da l'uditore per focalizzarsi sui testi cantati. Ma già la sessione vocale si organizza e corri sottolineano sapientemente il ritornello di "Arenas". "Sala prove" sul canale internet di "Rock TV" offre una buona versione di "Song written under a Psycotherapy" su you tube. Qualità c'è... non sono arrivati lì per caso o fortuna. "Destroy..." riprende cadenze rock classiche dopo la sua introduzione acustica. "Peanuts dance", "Rhinoceros", "Damasco way" formano un mattone Rock compatto in mezzo a l'album per lasciar posto al mezzo tempo di "Galapagos", composizione calma che si energizza nei suoi ultimi secondi. "Larches of gold" è un bellissimo acustico orchestrato con cori in Italiano. Magari la chiave che porta verso il prossimo LP.


 

"Next Point" si calla finalmente nel suo stile con "America". E come sedersi in una poltrona dagli cuscini morbidissimi: Ci si sente avvolto dalla materia e ci si scende piacevolmente nel conforto liberando una leggera quantità d'aria fuori dal cuscino. Poi per archiviare un risultato completo la gravita ti spinge giù un altro centimetro, stai troppo bene e pensi: " Di qua non mi muovo più".   Ogni traccia può anche pretendere essere il single per promuovere il capo lavoro che è quest'album. Allora che cos'è "America"? Magari è la bestia nera della copertina che uno gnomo attacca a l'asta, o melodie cantate depositate liricamente su composizioni di alto livello? Una voce piena e solida sboccia, messa in evidenza, su testi maturi, pensati e in Italiano, con cori giusti e giudiziosi. Sei anni completi sono passati da l'ultima realizzazione. Siamo di fronte a una traiettoria alla "Vetrozero": "America" e "Temo solo la malattia" sono cugini, sono cresciuti nello stesso cortile, si sono graffiati le ginocchia insieme, sono caduti dalla bici sulle stesse irregolarità di terreno. Sono spettinati nello stesso modo, pero son cresciuti molto bene! Due destini paralleli come binari in stazione. Dalla concisione pratica dell’uso dell’inglese, ci si salta per "America" a l'Italiano, per aprire altri spazi: Lirismo e poesia. Questo cd è un piatto da leccare con maleducazione, ma che ti lascia un bel sorriso e labbra golosamente macchiate di salsa.

"Emicrania" apre l'album con un tema di chitarra ripetuto ad libitum. Il brano è un pop rock che da voglia di cercare medicine. Il ritmo sincopato delle chitarre lascia posto a un bel ponte musicale al secondo minuto, belli cori classici ma posizionati bene scortano quel gioiello verso l'uscita.

L'immagine alla Pinocchio del "Ultima luce nel paese" rimane in testa per "La morte del Fabbro" sostenuto da l'unico ritornello cantato in buon inglese. La canzone esiste da parecchi anni al meno dal 2009 ed è presentata qui nella sua forma definitiva. Ed è il soggetto di un video imponente di Matteo Scotton che porta mezzi importanti alla sua realizzazione. Da vedere come da ascoltare.

C’è un’introduzione alla tastiera che dinamizza l’inizio di questa canzone. Siamo sul monumentale "Mille nani" e il suo ritornello da cantare a squarcia gola da una folla compatta, il pugno alzato in piazza, storia di svegliare una nazione confusa e disorientata, abusata e rubata quotidianamente da un mezzo secolo. "Ma gli nostri figli non so chi le disarmerà"...

Monumentale, ANCORA di più, è "Matiz cabriolet" portata da forme ritmiche classiche e stacchi intuitivi. Ma questo pezzo ci fa veramente volare. "L'antica forma di potere temporale" che è il possesso di una macchina è “ridimenzionato con il tempo dalle necessita”. Dopo questa canzone comprare un immenso 4X4 per spalmare in faccia della gente una bella riuscita sociale, diventa un atto incivile, arrogante e prende ancora più significato dopo la traccia precedente; "Mille nani".

Bella commemorazione potente e rockeggiante per "Morire giovane" che accompagna la "Trincea" dei "Bastards sons of Dionisio" per marcare il centenario del più grande macello volontario di questa civilizzazione.

Si può salire su la nostalgica "Altalena blu" per goderci una magnifica partitura di basso, di quelle efficiente, che ti rimangono in testa, semplicemente perché il pezzo si appoggia di tutto il suo peso su le quattro corde del basso. Bellissima partitura della chitarra solista che sgranocchia note in sotto fondo. Nostalgia, dove sono le minestre di Zia Maria?

"America" entra con un bel riff di chitarra batteria e basso. Un altro tesoro di testo, voce, cori, percussioni... una perfezione. Anche se dopo tutta questa qualità mancano parole e formule a uno scrittore straniero e immerso per descrivere il piacere di ascoltare, in cerchio chiuso, quest'album da più di una settimana e mezza.

"Dentidoro" rimane la traccia la più rock di questo miracolo primaverile. Next point sa fare urlare le chitarre e spingere il batterista a picchiare un po’ più forte. “Da quando sei diventata pop star, Non esisto più, non resisto più”.

"Dublino Est" è un rock che inizia su un ritmo meccanico e ripetitivo spinto da tutti strumenti assieme, in blocco, ma prende tutta la sua dimensione nel suo ritornello e le acrobazie del batterista che brilla, del resto, su tutta questa produzione. Una bella melodia del canto rialza la canzone e aggiunge all’album un’altra canzone di qualità.

"Le nuvole di Bangkok" è portato avanti dalla doppia voce nel ritornello, dalla tastiera che appare spesso nel brano, e dal suo testo chiaro e fantasioso. Tutta questa eccellente musica fa sembrare quest'album troppo corto, come volato via, come tutte le cose buone.

Per curare questo sentimento l'auto replay e di rigore. I testi di questo album intero sono intelligenti e precisi, cantati bene, e in cima a questo le composizioni sono a l’altezza di accoglierli… Vorrei battere sulla tavola delle carte sottomarine ed urlare a chi vuole sentirlo che questo è l'album del 2014, ma devo mostrare un po’ di consistenza davanti a l'equipaggio, sapendo che è solo maggio, che "Bob and the apple" sta magari per sfornare una galletta e che in una sala prova di Pieve di bono, tre piccoli geni stano con la biro febbrilmente in mano...

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