Capitolo 84 I Plebei album Velo S velo

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Torniamo verso la base Nibraforbe, c’è la febbrilità di potere finalmente respirare aria vera, fra l’equipaggio. C’è un buon morale dopo avere compiuto la più lunga immersione della storia del Wyznoscafo, e la promessa del ritorno alla base dà vivacità a tutto il personale di bordo... Risaliamo pianissimo sul nostro percorso verso la superficie a ritmo di un metro per minuto. Jones si alza dalla sua consola e viene verso la mia poltrona nel Centrale Operativo, per parlarmi a bassa voce:

- Erhmm… Capitan… Si ricordi, tempo fa, di un segnale organico, velocità stazionaria, profondità 0 che avevamo incrociato dopo la nostra missione su Maude e Kanjante???...

- Organico??? Ah! Si… Avevo chiesto... “Cioè, una balena?” E lei mi ha risposto “No! Fatto de legn... giusto? E l’eran i Plebei a pescar con i piedi al fresco dal loro barcone…

- Esatto, ho ribeccato lo stesso segnale; sono sulla nostra traiettoria 9 miglia da qui. Profondità 0, velocita 00, cosa facciamo?

- Dai… Li passiamo di sotto senza troppo rallentare, mettiamo scanner, spettrometro, decoder audio in funzione e raccogliamo tutti dati e analisi possibili, poi facciamo il reso conto prima del posto di manovra davanti alla base Nibraforbe. Capo centrale, qualcosa di nuovo su quei 5 li??

- Hanno un sito web di quale non abbiamo parlato l’ultima volta e un nuovo percuotitore di cilindri: “Scrimezio Genesio De Tibia II” agli cilindri a percossa, che conosciamo come “Osmon Sis” da molto tempo, prima che entrasse nei Plebei, seguiva già le nostre avventure e leggeva i nostri rapporti di missione. Poi ritroviamo “Zibbonio Berretti” al vibrafono a soffietto, “Cateno Erbolini” al esacorde solitaria e da passeggio, “Coluccio Perticoni” al tretravicorde verticale, poi l’ossidatissimo “Calogero fu Focaluci” al verbafono a palla.

- Sicuro che son tutti del posto?  Non orbitano mica Gliese 581?

- Rovereto. Sicurissimo. Prosegue il capo centrale.

- Strumenti da importazione o son quelli che hanno suonato in star war 1?

- Tutta roba regolare, confermo, sicurissimo. L’EP contiene 5 brani inediti, prodotto da Massimiliano Lambertini, Michele Guberti e I Plebei. È stato Registrato e mixato da Michele Guberti presso Free recording studio di Ferrara, poi pubblicato da Alka record Label. Nadia Groff s’incarica della grafica dell’album e del libretto. Un personaggio costantemente rappresentato con gli occhi in mano si ritrova di pagina in pagina. Ho già fatto un’inchiesta tramite la rete flash ed ecco il mio rapporto con dati raccolti direttamente da l’artista: “Una tematica molto a cuore alla band è il concetto di “Visione” e di riuscire a “Vedere Oltre”, allontanando una visione egoistica, per abbracciare punti di vista nuovi, rinunciando un po’ al proprio essere e al proprio ego. Per allontanarsi da una visione soggettiva, e stato deciso di rappresentare un uomo con gli occhi in mano. Ritenendo, infatti, che uno dei modi per vedere oltre -il velo- è cambiare il proprio punto di vista. La realtà è fatta di tante verità quanti sono i punti di vista, quindi togliersi gli occhi dalle orbite è l'immagine che è stata ritenuta più adeguata a rendere tale concetto. Nei brani, raccolti nell’album, è citata spesso anche “l’Oscurità” e il “Buio”. Per questo motivo il personaggio è seduto in fondo ad uno scantinato, o comunque una stanza buia. Se poi è seduto nell’acqua o nell’oscurità, è a libera interpretazione. In ogni modo, attorno a lui, un ignoto si nasconde…”

- Buon… Brao, capo centrale! Sempre sul colpo eh? Non ci fermiamo, ridurre la velocita a 5 nodi, passiamo sotto. Profondità minima 15. Ci sono solo 5 tracce ma voglio raccogliere tutti dettagli… Non deve scampar gnent! Strumentazione in funzione. Cominciamo!

Ritroviamo l’universo dei Plebei, dei lori testi a letture multiple, dal significato a vari livelli, ma interconnessi, da giochi di parole usati come chiavi per avventurarsi nel profondo del contenuto… “velo S velo” … Coprire di un velo… poi svelare… E come lo stipola l’ultimo messaggio ricevuto sulla rete Flash: “Avete voglia di vedere oltre la materia e capire finalmente di cosa è fatta l’essenza celata di tutte le cose? Ve lo rivelo? No, ve lo svelo! Perché rivelare sarebbe come velare due volte, lo svelare, invece, presuppone che quel velo venga tolto, restituendo così la verità a tutto ciò che l’apparenza va a falsare.” Non c’è dubbio, siamo con i creatori del “Ora di troppo” quelli che si infilano nelle fessure temporale o linguistiche per scovare universi paralleli e portarceli musicalmente per il nostro divertimento.

- Mettiamo anche il doppler in funzione per fare buona misura, ci saranno doppi sensi, pieghe e labirinti lì dentro.

Potrebbe anche essere una canzone d’estate, ma su un canale culturale, non come una macarena mercantile o una lambada da supermercato. Qualcosa di più profondo, di più significativo… Tanto il modo in quale “Giocofuoco” comincia è più che invitante. Zibbonio fa figura di prua e spezza le onde invitando nella sua scia, voce, contrabasso, percussioni e chitarra, spinti al loro turno da un coro che non può lasciare indifferente: “Ale ale, ale ale, ale ale, ale ale, ale ale, ale ale, ale ale, ale oh!” la canzone offre un ponte musicale calmo, per sottolineare il messaggio principale della traccia: “Non sono fuochi e fiori ad abbellire una città, ma sono le intenzioni che nelle ossa ognuno ha, condite d’ale ale ale oh!” “Gioco fuoco” è per essenza uno “hit single”.

“Realè” rimane sicuramente la canzone chiave di questo EP, il punto di riflessione in quale il titolo del EP, l’art work e il significato profondo del disco sono… Rivelato?... Svelato?... Velato due volte?... Dai! Messo in luce!  E un rock / twist gioioso e rialzato di “Eh! Eh!” a fine versi. Quasi un altro hit talmente è coinvolgente. Il senso del testo rimane un gratta testa, per l’interpretazione che ogni uno ne può fare: “Non muori mai se credi che con la fede e con l’umiltà, ciò che non tocchi e non vedi, fa parte della realtà!  Non muori mai se senti la vita che c’è nell’aldilà. Il mondo che t’inventi fa parte della realtà!” Realè spiega praticamente che la realtà delle cose cambia a seconda delle credenze di ciascuno: se qualcuno crede che l'aldilà esiste anche se non riesce a toccarlo, allora vuol dire che esiste davvero. Ma qual è la verità?  Poi la cosa si complica un po’: “La falsità che senti, la vivi come la verità. Diciamo tutti contenti: Fa parte della realtà! Quando la gente è portata a credere in qualcosa di falso, ecco che la falsità diventa vera, quindi si trasforma nella realtà effettiva. Questa canzone fa un accenno sull'aldilà, ma non ne parla in maniera esclusiva. Con questo disco I Plebei vogliono far capire a tutti che vero e falso non esistono, esiste solo la verità pura, quella verità che può essere svelata solo entrando in contatto con te stesso, con la tua propria anima. Tutto il resto è "ri-velato" (velato 2 volte); è necessario invece "s-velare" (togliere il velo) per fare chiarezza.

Ve l’avevo detto: bisogna scavar dentro questo EP con i due occhi per le mani… cambiar punto di vista. Noi in tant’, siamo alla verticale del rilevamento e proseguiamo sulla nostra traiettoria.

Un rumore di puntina su vinile conduce a “Malvivendo” un compianto spalmato su un tango lento. L’effetto è qua per dare un lustro antico alla canzone, come fatta emergere da un periodo fra il dopo guerra e gli anni 60, prima della moda twist. “La gente, spesso, crede che io stia ridendo perché digrigno i denti, ma non sa che sto mordendo”. Il triste lamento rinserra belle melodie cantate e suonate assieme alla fisarmonica e frase musicali punteggiate di percussioni metalliche per accentuare la lentezza del passo.

“Incubo” è un Jazz piuttosto gioioso condotto dalla fisarmonica e contrasta con il contenuto del testo. Si trasforma poi, in una filastrocca da cortile delle elementari, come osservata a distanza da Dylan Dog:

“Salta la corda dentro il cimitero, Apri la porta, tira il chiavistello, la bambina sorda giunge dal sentiero. La bambina morta aspetta nel castello. Giro giro tondo, le spire del serpente, Ha un vestito bianco, tutto ricamato, si fanno tutte attorno al cadavere innocente!” Groucho! La pistola!

“La canzone nel cassetto” è un dessert, un “ciak”, una presa unica, un occhiolino prima di tirare la reverenza. Chitarra, maracas e voci; la canzone è in versione “demo” appena sfornata di scrittura. Racconta questi momenti di puro genio, espressi con un’autostima generosa, che possono andare irrimediabilmente persi, se non riesci a mettere la mano sopra quel dannato pezzo di carta, su di quale li hai depositati… ieri sera. Quei tratti di luminosità essendo ovviamente particolarmente irrepetibili, la combinazione delle idee confine quasi a una magia tale, che è da non credere che ne sei stato l’autore! Sei in cima alla tua capienza creativa e non trovi più la canzone che hai scritto. Questa febbrilità disperata nella ricerca è stata sicuramente vissuta da ogni uno di noi, per un mazzo di chiavi, una carta di credito o meglio; questi dannati occhiali! Ma non dimentichiamo che “Le canzoni son come sogni, nascono da solo son come fiori, e a noi non resta che scriverle in fretta, perché dopo svaniscono e non si ricordano più”.

- Fine raccoglimento dati, stipola Jenkins davanti al suo schermo.

- La Base Nibraforbe è a 10 miglia davanti a noi, conferma il secondo.

- Facciamo superfice subito! Aprire boccaporti di torre, anteriori e posteriori, ventilazione a chiodo, Il personale di manovra sarà in tutta bianca, torniamo a casa, voglio che ci vedono da lontano.

Salgo sulla torre, l’umidita ricopre ancora tutto ma a l’orizzonte si profilano le montagne intorno alla base Nibraforbe. Torniamo per un bel po’ di riposo…

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