Capitolo 6a Kepsah album Stack 

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- Immersione!

Ed eccoci di nuovo ad esplorare segretamente le profondità nostrane. Nuova missione, nessun’obbiettivo particolare, vedremo dove ci porterà il nostro sonar. Jones non mette troppo tempo prima di scovare un nuovo rilevamento da studiare.

- Segnale nel 040, rotta nel 153, distanza 11 miglia, velocita 3 nodi, profondità 120, nuova firma sonar in trattamento. Segnale confermato: Kepsah firma sonar registrata in banca dati.

- Ci passera davanti, ma più profondo, Ferma propulsione! Rimaniamo a profondità 080. Scanner, doppler spettrometro, decoder audio, cominciamo!

Band camp ci apre questa volta la discografia dei Kepsah: Uno split EP un album sono proposti a scarico gratuito, l’EP 2013 è disponibile per qualche soldo. I dati dello spettrometro dell’album e due EP, lasciano un’impressione grigia, pesante, quasi oppressante, c'è un sentimento di sconforto generale. Di sicuro questa band non si destina alle classifiche degli hit parade, non pretende neanche a passare in Radio, con pezzi di più di 6 minuti, non attireranno folle immense con la descrizione dettagliata di una decapitazione. Cosa vogliono fare? Dove vogliono andare? Qual era lo scopo di tutto questo? Ok, ci sto: lo scopo di questa band è di formare uno specchio, per farci rinfacciare una bella collezione di orrori della nostra natura profonda, quella che è seppellita dietro tutti "buongiorno" e le "per cortesia" che ci rendono civile. E il VARCO che si apre verso nostro lato oscuro (Groucho, la pistola!!!) Poi per un posto di parcheggio o un vicino troppo rumoroso, la bestia torna alla superficie. La gente è generalmente decente ma leggiamo le storie delle "eccezioni" sul giornale tutti giorni: Un freddo campionario della natura umana, come direi Elio. Kepsah è un museo di quadri musicali, non so quanti di voi entrano da solo e volontariamente in un museo, ma non aspettarvi di trovare una natura morta di Van Gogh o una serie di pila di fieno di Monet. NA! Qui siamo sull' "Urlo" di Edvard Munch, "Cannibalistic" di Karl Persson, "La medusa" di Caravaggio, "Saturno divorando suo figlio" di Goya, ne passo e delle migliori. Esci di lì e sei convinto di avere in pancia un alieno che ti strapperà le budella nelle prossime ore. Avevo descritto un album del "Eco del baratro" come un po’ nero, qua siamo nello smog Londinese della fine del 19imo secolo. That's Gloomy my friend.

Primo chiodo nella mano destra nel 2010 con "Stack". L'album apre sulla descrizione dettagliata dell’esecuzione di Robert-Francois Damiens per l'attentato regicidio su Luigi XV nel 1757 sulla "place de Grève" davanti a l'attuale municipio di Parigi. Precedentemente a lui, solo François Ravaillac fu smembrato per il regicidio, riuscito questa volta, di Henri IV nel 1610, sulla stessa piazza, per il più grande piacere della folla. Un Boia, il famosissimo Charles-Henri Sanson de Longval (scusate, sono stato guida a Parigi per un po’ di anni) quarta generazione di una famiglia di sei generazioni di esecutori a Parigi, avrà il piacere di servire le delicatezze a Damiens che dichiarerà in mattino, uscendo della sua cella: "Sarà un aspra giornata". Colmo dell’Ironia sarà lo stesso Charles-Henri Sanson de Longval (1739-1806) a raccorciare Luigi XVI di una ventina di centimetri (1789) ma sulla piazza della concordia questa volta. "Damiens" aggancia subito l'attenzione e focalizza la concentrazione dell’equipaggio sul flusso delle parole lette e tutti doveri del personale passano in secondo piano, siamo quasi sul trauma al momento in quale le 5:31 del pezzo si concludono.

"Mind Check atto primo" sembra descrivere l'accensione di una montagna di quale non si vede la cima e si conclude in assolo di percussione Jazz, l'atto secondo parte negli urli su chitarre heavy metal e lascia campo a tenebrosi pensieri.

"Monossido” sembra cominciare come un rock normale. La voce urlata ci agrippa dagli capelli e prova di immergerci il viso, nella massa scura: Sono Io, lo scuro analista della tua infermità, prima dell’urlo finale.

L’atmosfera prende un tono militare dalla rullante di "Oltre". E la presa di coscienza di un civile qualsiasi, trasmutato in un soldato dalla storia del suo paese, e testimone dell’assortimento di orrori che è costretto di fare o di guardare per potere ritrovare la sua Marta e suo figlio.

"Videocrazia" felicemente corto, ed estratto di un film e comincia con una donna che vomita. La nuova generazione è davanti allo schermo e perde la sua mente. Questo pezzo serve quasi di introduzione a “T.N.B.” Un rock grezzo portato da una chitarra aspra e ruvida. Ancora e sempre queste voci, che urlano fino a torturarci la mente.

“Nuanda” offre un attimo di normalità e di conformismo in un album creato per ribaltare le nostre menti. Galleggia piacevolmente in un oceano di pensieri macabri, di sofferenze descritte in dettaglio.

La lunga introduzione musicale di “Analogie” porta a l’ordine di due caffe corretti e dell’inutilità o l’insignificanza delle nostre vite consumeristiche su un rock grintoso e pesante. Il corpo si distacca, prende quota, sopra il villaggio in quale la canzone inizia per costatare da l’alto la nostra desuetudine. Un sassofono conclude il brano.

"Katabasis" raccolta i pensieri di un innocente, condannato alla ghigliottina, che si chiede se sentirà l'assenza del suo corpo sotto la laringe una volta che la lama sarà passata sul suo collo. A questo momento preciso mi viene la voglia di addocciarmi accuratamente con la totalità dei "Cinepanettoni" in DVD con Christian de Sica, Carlo Verdone, Massimo Boldi, Paolo Villaggio, Jerry Cala, diretto Carlo Vanzina. Il mio sconforto cresce in modo esponenziale. Ho sudore freddo, la mia vista si chiarisce ad ogni secondo, sono oppressato, credo di avere, a un momento, visto un fiore ma cresceva su una fossa comune, poi l'equipaggio mi ha colpito incosciente mentre stavo provando di uscire del sottomarino in immersione dal boccaporto anteriore.

Over and out.


Capitolo 6b Kepsah EP 2013 Coelispex e EP 2013

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Riprendo conoscenza dopo questo accesso di panico. Il secondo mi conforta:

- Spero non avere colpito troppo forte, Capitan. Se la sente di proseguire la missione o torniamo alla base?

- Sono io che li chiedo scusa Secondo, un momento di panico…

- Siamo tutti scossi, Capitan.

Mi ritorna in mente una scena stranissima: L’avevo notato da un po’, quel barbone a l’entrata dell’arsenale della Base Nibraforbe, seduto con la sua ciotola a chiedere spiccioli, certe volte in piedi a professare predicazioni, braccia alzate, maledizioni e nubifragi nell’indifferenza generale di chi passava il posto di controllo. Questa mattina, si era rivolto a me:

- Non andarci, ucciderai una parte di te, perderai la mente! Non andarci….

Come se sapeva. Sorridente e indifferente, questa volta li avevo lasciato un bigliettino da 5 prima di passare a piedi la guardiola. Non so se il barbone aveva visto giusto. Io devo riprendermi:

- Proseguiamo… Finiamo questa missione e torniamo alla base, una volta il nostro dovere compito.

- Come vuole, Capitan…

Il suolo sembra ancora poco stabile sotto miei piedi e sudore freddo su brividi allungo la spina dorsale, mi accompagnano per continuare questa missione. Il dossier Kepsah non è ancora richiuso e non sappiamo cosa fare per congiurare la sorte, dopo l’album "Stack"… Magari disegnare un pentagramma per terra o sacrificare piccoli animaletti su un altare pagano, in sala siluri potrà tirarci fuori dello stress generato da un album trita-budella. Passo quasi una notte bianca, con una buona parte dell’equipaggio, scosso dal disturbo profondo ancorato in me. La mia integrità mi conduce a dovere riascoltare. Gioia! saltami addosso... sto per premere play di nuovo.

Secondo chiodo nella mano sinistra nel 2012, un mini album split con Graad, un altro gruppo più scuro che scuro originario di Bologna. "Coelispex" è una lunga salita ripetitiva di chitarra e basso verso un crescendo che esplode a l'entrata del sassofono, che martella fino alla rottura, lo tema del pezzo. Una batteria si scatena nei tre ultimi minuti per lasciare posto al pianto della chitarra. Il pezzo fa 12 minuti e felicemente non include nessuna parola, nessuno testo.

 

EP 2013 accoglie Hippogenia & Giuda II di Scarpinsky in copertina. Tutti i titoli son strani perché rappresentano un gruppo di 5 numeri... nessuna sequenza tipo 666, pero son anche pronto ormai, a farmi inchiodare i piedi addosso che ci siamo...

Per "18105”, il primo titolo, siamo più vicino a System of a Dawn e gli Deftones che altro. Uno, otto, cento cinque è urlato a squarcia gola su raffiche di rullante e chitarre dure, facciamo un gioco? Nonostante essere letteralmente urlata, la voce e molto più arretrata nella massa musicale, richiedendo molto più attenzione per essere percepita.

C'è come un momento di sollievo, Kepsah si avventura verso un rock potente su questo EP. "30 965" è un bel rock arruffato, guidato dal basso che offre come parole due testi indefinibili scanditi in modo confuso, da due voci che battagliano per raggiungere un livello sonoro sufficiente per essere percepite, il tono sale fino a urlare i testi.

"60845" è un macchinario potente portato dal basso e dalla batteria per descrivere "un’esplosione a catena nella nostra atmosfera”. Anche qua, una voce sgridata al limite dello strappo, porta avanti la rabbia e la potenza generata.

L'EP si conclude con “La forza di Lorenz” che comincia con un calmo crescendo di basso e chitarra, poi cambia di tessitura allungo le 10 minuti di una lunga ascensione verso ritmi più sostenuti. Sembra finire verso gli 6 minuti, ma entra in un meandro di sintonizzazioni radiofoniche, per ripartire perdersi nello spazio, sugli urli di "non ho più peso".

Tutti gli titoli di questo EP sono quasi dello stesso tono, e questo ne rende accessibile l'ascolto, almeno a chi piace suoni ruvidi e ritmi pesanti. Finalmente questo EP è accessibile ad un’udienza MOLTO più larga, ma la musica che Kepsah provvede non è destinata ad un ascolto leggero e destinata a chi e capace di contemplare il suo lato oscuro e lasciarsi andare dentro in caduta libera. Ma se siete pronti a perdervi nella nebbia, circondati da ombre strane, dopo un film dell’orrore, il Wyznoscafo raccomanda l'ascolto di "Stack" e un antiemetico di scelta vostra.

- Secondo, ci calcoli una strada per la base Nibraforbe, li lascio il Centrale.

- Aye aye, sir!

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