Capitolo 21 a Tryaxis album “Tryaxis” 

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Il bene, dopo la tensione di andare in Giappone per una lunga missione quasi alla cieca, è finalmente di TORNARE dal Giappone a ritmo di crociera. Tranquilli, a passo di senatore, per godercela un po’: calmi, auto-soddisfatti, pian pianin'.... Magari se non fosse per Jones e il suo Sonar con i fiocchi:

- Finalmente li becchiamo, Capitan!

- Nettuno stridente, Jones!!! E chi?

- Gli Tryaxis, capitan!

Vero che corriamo quasi da un anno e mezzo dietro quel gruppo ed ecco che Jones, sulla via di ritorno, mette la mano casualmente sulla discografia completa.

- L'eran lì, sul fondo, beati e tranquilli come una razza, Capitan! Ma sono riuscito ad identificarli lo stesso.

- Si... si... bravo Jones, bravo.... (Eco un'altra somma di lavoro in più. Mi sa che dopo pagare l'aperitivo all’equipaggio mi toccherà anche pagar la cena...)

- Poi N.A.N.O. sta registrando, e la Devigili ha il suo album che esce il 23 di questo mese, il 27 c'è il compleanno di Randy Molesto, Otterloop diventa un trio, come gli Ome brothers del resto, poi ri-entreremo nella fascia sonar di Laura Galetti e di Matteo Abatti nel dossier "Cover", sul camino verso la base Nibraforbe, capitan...

- OK Jones, OK. Pero una cosa alla volta. Sai che sono un vecchio modello del 20 imo secolo, con un processore monobit, vero? Quindi buono.... tutto calmo, eh?!?!

- Si capitan!

- Secondo?

- Comandi capitan!

- Siamo ancora in contato con l’Intel?

- Troppo lontano, Capitan!

 Per le trippe di Richard Dawkins! Siamo ancora da soli su questa missione!

- Ferma propulsione. Silenzio abbordo. Scanner, Doppler, Spettrometro, decoder audio sul rilevamento!

Il risultato dei dati dello scanner potrebbe confondere un po’ di gente... Cioè "TRI - Axis" dovrebbe esser un trio, ma sono solo in due... Una specie di triciclo a due ruote, un triangolo con solo due punti definiti nello spazio, una trilogia di George Lucas con due film solo.... Non mi sorprende niente affatto: vengo da un paese dove i tre moschettieri son quattro! E qui che prendo tutta la mia vera dimensione di capitano!!!! Ecco un duo composto da Leonardo Gasperetti e Mario Di Nuzzo. Un duo di "tocca tutto" e di "prestami-il-basso-che-l’hai-avuto-abbastanza-tu"! Luciano dal Lago forma pero la terza punta della forma geometrica, ed appare sul primo album esclusivamente dedicato allo strumentale.  Sorvolando la discografia; ci si può costatare al meno una cosa: C'è tempo fra gli album. Cioè: 1998, 2004, 2008, 2012.  Non c'è miga fretta. Poi già al secondo album Luciano sparisce e lascia il bivalve agganciarsi a varie rocce: sia a vari strumentisti, che altri vocalisti... storia di colorare diversamente... Ma rimaniamo sul primo vagito dell’entità: dopo avere trascinato i lori amplificatori attraverso un gran numero di gruppi (Jammai in particolare) Tryaxis si forma. Poi guardiamo la loro bravura: "Noi, facciamo la faccia Nord del K2 d'inverno!!! Cosi..."  Al meno ci voleva un po’ di fegato per la scelta della direzione presa. Perché il mercato dello strumentale in Trentino negli 90's non portava direttamente in cima alle classifiche. Cosa spinge quei tre ragazzi ad imboccare quella strada? Non stano mica lì ad ascoltare i "Duran Duran" o " Toto Cutugno" notatamente e di nascosto, per rilasciare questo album estravagante e che ritengo importante.  Perché in cima al K2 ci sono arrivati! Vabbè che non hanno fatto un tempo record, né aperti delle nuove vie... Hanno svitato due o tre volte, pero diciamolo subito: in qualsiasi album c'è una traccia che fa ridere pero il resto e uno sballo. Poi la copertina dell’album si staccava già del via vai generale ed era più che sorprendente di qualità e di tecnologia per un gruppo locale nel 1998... 

"Popocatepelt" si appoggia bene su un tappetto morbido di tastiere, un assolo di chitarra definisce la melodia della prima parte del pezzo un assolo spettina i primi minuti, questo movimento sollevato è ritmato fra ritmi programmati e batteria, per lasciare la seconda metta diluirsi tranquillamente in un ponte musicale soffice, per ripartire di nuovo verso veti rock n' roll. "Popocatepelt" rimane una buona introduzione all’ Opera degli Tryaxis al meno definisce le loro ambizioni.

"Sky scraper" parte con un’atmosfera sonora diversa, sembra che possiede le spalle per seguire lo stesso sentiero, ma penso che l’insieme è diminuito al minuto da un riff troppo comune della chitarra, che appesantisce le aspirazioni del brano. Ci si nota, nonostante questo, il talento di ogni strumentista.

"Apocalypse baby” gode di un’introduzione teatrale, di un ritmo pesante e di un classico riff di chitarra Rock n' roll. Bella transizione sollevata dalle tastiere, prima di ritornare a l’essenza rock del brano.

Poi ovviamente "Fly” acustico e cristallino, si distacca della massa per sorvolare l'album con la leggerezza dovuta. Il suono della chitarra folk registrato nella prima parte è limpido e si accaparra la parte alta dello spettro uditivo. Un sottile cambio di tempo porta la seconda meta della traccia verso un inesorabile chorus di chitarra. Traccia magnifica.

"Tryaxis” sembra prodotto dalla "GRP" famosa casa discografica americana leader nel Jazz fusion e che produceva "Steps Ahead", "Tom Scott" e "Spyro Gira" in particolare. Belle partiture del basso, messo bene avanti, bello stile, grandi idee e bella produzione. Mi dà l’impressione che un po’ di tempo è passato fra le due registrazioni precedenti e questa. Le chitarre sono molto più espressive e melodiche. La band inizia a convincermi sul serio.

"Meridiana” è quasi totalmente dedicata alle tastiere di Luciano. Al meno è il campo largo in quale si esprimono più liberamente. Un suono digitale e cristallino balla sopra suoni analogici bassi, fino a un bel assolo di chitarra. La composizione è matura e virtuosa. Produzione esemplare.

"Marie Annie" è un lento romantico, portato anche dalle stesse tastiere planante. Un suono “soffiato” diventa il protagonista del brano. Le percussioni rimangono discrete su tutta la canzone. Solo una chitarra acustica appare alla meta della traccia per un breve minuto.

Poi "Funky kitchen” conclude l'album. Tutti sul ponte, al posto di combattimento per un funk/jazz di bella fattura. Due collaborazioni esterne al trio di Herman Zadra e Roberto Zanolini completano un album che potrà trovare nel gusto, un corteo di gente a chi piace, e un altro corteo di gente che lascia indifferente. Avrà per sé di cementare al meglio la personalità vera degli Tryaxis e la direzione a quale la band, con sue varie formule, resterà fedele fino a nostri giorni. Musica registrata bene con il tempo che serve a portare le rifiniture necessarie alla qualità richiesta.

 


Capitolo 21 b Tryaxis album MMIV

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Siamo di ritorno dal Giappone per l’album “Sayonara” dei Zeroids e Jones al sonar, invece di lasciarsi tornare a ritmo di crociera alla base Nibraforbe, scova di un colpo, la discografia completa dei Tryaxis. Abbiamo già chiuso il primo dossier su l’eponimo album “Tryaxis” ci tocca adesso puntare la strumentazione verso il secondo album della formazione di Cles.

"MMIV" rimane molto più calmo nella sua introduzione, rappresentata da "Poseidon", "Schwimmer" e "Aborigenal world" che l'album di esordio. La cosa si è calmata piacevolmente, e le tracce si sono allungate parecchio: due titoli da più di 7, una di 8 e una di 9 minuti, su l'arco dell’album: Ci si dà più priorità a compimento dell’espressione musicale che al formato in quale deve prendere posto. Gli spazi son più liberi e si sente. Poi Mario e Leonardo non si disputano più il basso, ma mettono tutti due il naso nelle tastiere e la programmazione, risultato di un campo lasciato libero, per la bellezza di sei anni:

Luciano Dal Lago appare ancora una volta su "Poseidon”, sicuramente una traccia portata da precedenti registrazioni non incluse sul primo album. Il primo brano colloca Tryaxis nel campo della musica strumentale. La qualità delle tastiere, i vari movimenti descritti, le voci registrate in introduzione e in sottofondo descrivono atmosfere in quale la mente può svagare.

Le due tracce successive sono decisamente più portate sulla chitarra. “Shwimmer”, con la sua introduzione persa nel fruscio di un vinile è portato da un ritmo meccanico e di vari stratti di chitarra al gusto di vacanze al mare. Fino a un bel chorus di chitarra, inseguito da un suono di clarinetto fatto alle tastiere.

Siamo meno sul rock e più su l'Ambient. Un didgeridoo apre il magnifico “Aborigenal world” che rimane la mia traccia preferita del gruppo, attraverso tutti suoi album. Le chitarre sono vaporose, leggere, appariscono ancora suoni “soffiati” di tastiere. I vocalizzi di Carla Pozzati sul brano portano finalmente tutta questa bella gente al piano di sopra. Il finale del brano e stupendo.

"Dream bedroom" porta un po’ di giri per minuto, con slap di basso micidiali di Christian Valentini, e il suo ritmo fusion. Questo pezzo energetico appare un po’ come uno tsunami in un mare d'olio e si distacca dal resto dell’album con una larga scelta di ingredienti musicali: appare una chitarra rugosa anche un po’ di scratch e le percussioni muscolose hanno un braccio teso verso il primo album e gridano “Babbo!" Il brano sa stranamente saltare da una atmosfera funky verso un Rock a spalle larghe senza neanche mettere la freccia.

Ritroviamo la calma e la serenità in quale eravamo confortevolmente sdraiati con "Sliding Sax" perché un po’ di calma e di relax non fa mai male a nessuno. Chitarra acustica al suono cristallino e tastiere portano questo brano nella sua serenità.

"Moonlight" segue, traccia intonatissima alla nonchalance inspirata dal tonno maggiore del disco e cammina sulle spezzate lasciate da Chieli Minucci, il famoso chitarrista di special EFX. Le percussioni sono quasi tutte manuale e leggere.

"Red lake" nonostante il suo aspetto un po’ più consistente trova pienamente il suo posto nell’album con il suo tempo medio su chitarre espressive. Notevole partitura di basso e melodia al sassofono alto, per distillare il tema del pezzo.

Quello che non riesce ad archiviare "Divina commedia" o al meno la sua prima parte che si vuole strana e arruffata.  A dire la verità è un pezzo ambizioso, che vorrei tagliare in al meno due parti.  Perché questo tipo di lunghezza serve per raccontare una storia e/o passare attraverso varie atmosfere e descrivere musicalmente varie situazioni. La prima parte e condita di riff di chitarre metal che tiranno l'uditore del torpore ipnotizzante e confortevole in quale era immerso da l’inizio di questo disco. Dal secondo minuto, un suono di tastiere si abbina con fatica a l'atmosfera descritta dal resto degli strumenti. Poi a 5:56 si parte... Decollo. Troviamo anche una bella termica per portarci in quota e aprire il territorio ampio alla libertà del volo. Una bella sequenza porta verso il canto di una tromba virtuosa, la seconda parte è veramente monumentale.

L'album perde nella sua omogeneità a l'arrivo della ultima traccia.  Primo esperimento cantato di un pezzo che imbocca coraggiosamente una direzione nuova, senza trovare veramente posto in quello che poteva rimanere un bel album strumentale. Magari d’ora in poi ci si cambia direzione…

Poi un po’ più lontano a portata di sonar c'è "The other side"....

Da seguire...

 

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