Capitolo 37 Electric Circus album Evoluzione
(Seguito recensione Curly Frog and the Blues Bringers)
- Doppio segnale capitan! "Bluesabilly" è a portata di sonar nel 090 e "Electric circus" si trova alla stessa distanza nel 275.
- Hmmm.... e cosa facciamo adesso?
Jones al sonar interrompe tutto:
- Due nuovi segnali, Capitan! Uno distante: I Rebel Rootz stanno portando le ultime rifiniture al loro terzo album. Ed Exercoma, una band no schedata negli file del Intel, e passata sopra di noi a chiodo.
- Registrar la firma sonar di quel razzo... e credo che abbiamo un gavitello sugli Rebel, se mi ricordo bene... dove eravamo?
- Se posso suggerire Capitan: Siamo già passati accanto "Electric circus" in primavera senza coprire l'uscita di "Evoluzione", disse il Secondo... e son già da maggio sulla database musicale Trentino...
- Ah sì! Giusto! Avanti 3 quarti, rotta nel 275, profondità 300. Capo centrale?
- Comandi!
- Cosa abbiamo in archivio su di loro?
- Beh... Poc... è una band di Arco composta da Francesco Cretti alla chitarra, Paolo Pilati al basso e chitarra acustica, Paolo Urbani alla batteria e percussioni, quei tre sono il nucleo della formazione. Hanno spesso collaborazioni con Alessandro Leonardi alla tromba e Giuliano Buratti al sax tenore. Abbiamo un’apertura album con Bruce Gil, di quale abbiamo già parlato durante la recensione Guanabana e Rebel Rootz: una famosa collaborazione che ha generato "Non c'è più tempo" con il suo video sanguinoso-futuristico-stressante. Hanno suonato e registrato con Chiara Christe "Impronte" con un altro bassista, pero... Luciano Sorcinelli, non schedato negli file del Intel. Sono sulla compilazione del Band Underground Trentine volume 1 del Ammiraglio Martina Tosi, e son passati al Angolo dei 33 qualche giorno fa. L’Intel non ha ancora aperto un dossier su Bruce Gil, nonostante sembra un pesce grosso, a prima vista...
Sette tracce di musica strumentale sono proposte in questo album alla copertina attraente: una scimmia con occhiali multicolori, decorato di un anello nasale, tiene una palla mentre fuma una sigaretta. Quasi, quasi, mi ricorda Jenkins e sua ferraglia epidermica, a quale non riesco ad abituarmi. Evoluzione... hmm.... quella di Darwin sicuramente, stampata qua per farci ricordare da dove veniamo, nonostante tutte le proteste creazioniste: That's a Statement!
A guardare la lunghezza delle varie tracce, non si riconoscono i tempi usati generalmente da le band Jazz o fusion: 3 tracce intorno a 6 minuti, 2 intorno a 4 minuti e 2 cortissime intorno al minuto. Di solito pezzi strumentali sono trattati in 5 minuti o molto di più...
Cortissima introduzione da Bruce Gil sotto forma di un conto al rovescio, per sgranare i secondi prima il decollo del primo pezzo: queste tracce corte sono semplicemente introduzioni verso pezzi più lunghi.
"Check this" è cosi annunciata e la sua corta introduzione reggae apre il ballo. Presto il tempo si abbassa per lasciar posto a tre partiture molto aerate dell’insieme: basso, chitarra, percussioni. Notiamo un batterista tutto in sfumature: discreto e leggero nei passaggi calmi, deciso dove ci vuole e sempre in controllo del suo tocco. Il pezzo prende corpo sull’arrivo dell’effetto chitarra per lasciare la tromba di Alessandro Leonardi invadere lo spazio lasciato a disposizione.
"Dissonanze" si presenta come un pezzo complesso, composto di passaggi con diverse tessiture. Un po’ difficile da descrivere ma molto più gradevole da ascoltare. Vari stacchi annunciano cambi di ritmo, dialoghi basso/tromba, lunghe frasi di chitarra.
"Asmarina" mi ricorda un po’ certi pezzi degli "Weather report". Nel modo in quale il basso e la chitarra suonano la stessa partitura, staccandosi l'uno da l'altro per un breve momento e tornare a ballare insieme. Anche qui, lunghe spiagge calme sanno diluirsi in mezzo alla traccia, per preparare il ritorno della frase musicale o tema che conclude il pezzo. Uno dei miei preferiti su l'album.
Possiamo passare una notte nella camera 251. "Night in" è l'introduzione. Di "Room 251" come uno zerbino davanti alla porta. È brutto fuori, dentro deve essere prestino! Poi dentro, ci deve essere una bella calma riposante. Un conforto senza mezze misure, tutto come il tappetto spesso e morbido, srotolato da una tromba con sordine, che accompagna la chitarra. Ambiente luce sfuse, musichetta di sotto fondo. Fino all’assolo di batteria tutto in delicatezza e in sfumature. Il tema principale torna un’ultima volta per concludere il pezzo.
Atmosfera alla Django Reinhardt per l'ultimo pezzo dell’album. Due chitarre s’intrecciano a fare maglia per un classico del genere, con assolo di contrabbasso su "rimshots" di rullante. Rimane pero un sentimento "non abbastanza" al momento in quale finisce il CD, e la voglia di sentirli esplorare nuovi soggetti e forte. Basta sicuramente dare del tempo al tempo e soldi alle loro finanze per godere di future registrazioni. Nel frattempo se suonano vicino a casa vostra non rimanere davanti al televisore....

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